Perché bisogna curare la “forma finanziaria”

Di M.Liera

 

Nel bestseller “The Millionaire Next Door” (il milionario della porta accanto) gli autori Thomas Stanley e William Danko raccontano che ci sono milionari americani che al sabato mattina ritagliano meticolosamente dai giornali i buoni sconto da mezzo dollaro per il supermercato. E che la capacità di accumulare ricchezza dipende da due variabili: 1) la frugalità, che si traduce in maggiori risparmi; 2) il tempo dedicato alla cura di quei risparmi. La seconda variabile è meno banale di quanto si pensi. I grandi processi di distruzione di ricchezza nascono da scarsa attenzione e delega passiva a terzi (intermediari, ma anche parenti, amici e così via). D’altra parte, il costo opportunità del tempo è molto elevato perché ogni età – con le possibilità connesse – è unica e irripetibile. La gestione dei propri soldi diventa allora la classica attività molto importante ma non urgente che si tende inevitabilmente a rinviare.

                                                                                   

                                                                      

In Italia ci sono poi delle peculiarità che non incentivano una costante attenzione alle finanze personali. A cominciare da una cultura scolastica sbilanciata verso materie classiche (letteratura, arte, filosofia) a svantaggio delle discipline quantitative (magari percepite come "aride"). Non è necessario insegnare macroeconomia e teoria monetaria ai nostri ragazzi per renderli più consapevoli dal punto di vista finanziario. Basterebbe rendere obbligatoria la computisteria (ovviamente su fogli elettronici).

C’è poi una prevalenza del debito pubblico su quello privato che non ha aiutato a responsabilizzare le famiglie. Il meccanismo è semplice: il debito privato è di chi lo contrae, mentre quello pubblico è di tutti (e quindi di nessuno). E il debito pubblico ha permesso di finanziare una serie di esigenze familiari (pensioni, sanità, scuola) che altrove sono – da tempo –molto più a carico dei privati e della capacità individuale di pianificare le proprie finanze. 

Come si legge in queste pagine, il passaggio verso una equilibrata gestione delle proprie finanze è soprattutto psicologico e personale. Già evitare di cadere nella spirale negativa che tende a rimuovere qualsiasi pensiero riguardante i soldi per non esporsi a sofferenze è un traguardo fondamentale. Questo fenomeno può riguardare le perdite abissali subite su azioni comprate anni fa (per esempio durante il boom della New Economy) e tuttora detenute nel dossier titoli. Il cui rendiconto periodico è guardato con paura (“Non aprire quella busta!”). Ci sono clienti che confessano di provare mal di testa e altri tipi di disagi fisici quando "devono" andare in banca a parlare con il proprio consulente finanziario. Più ci si sottrae a questi impegni, più diventa arduo tornare ad affrontarli.

Eppure la crescente attenzione per la forma fisica, che si traduce in ore e ore spese in palestre e allenamenti vari da milioni di italiani, dovrebbe fornire qualche utile suggerimento anche per la "forma finanziaria". Forse la differenza principale sta nel beneficio percepito. Chi si dedica al fitness con continuità e qualche sacrificio ritiene assai probabile un tangibile miglioramento delle proprie condizioni fisiche. E può anche verificarlo nel tempo sulla bilancia o guardandosi allo specchio. Meno immediata è la percezione che a fronte di un maggiore impegno nella gestione dei propri soldi si possano ottenere dei reali e consistenti vantaggi.

Ma è solo questione di misurare regolarmente i risultati di questo impegno: in altri termini, di quanto aumenta il proprio benessere nel tempo.

(Tratto da PLUS, inserto de “il Sole 24 ore” del 3 Aprile 2010).

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