L'aritmetica del debito pubblico

                              

 

Di A. Bagnai

La Ruritania aveva un problema di debito pubblico. L’anno si era chiuso male. A fronte di un Pil di 5 miliardi di scellini ruritani, il debito pubblico era stato pari a 6 miliardi. Il rapporto debito/Pil quindi era stato di 6/5=1.2, cioè il debito era arrivato al 120% del Pil. Se vi siete già persi siete piddini, non preoccupatevi, ci pensa lui.

 

I ruritani, popolo di antica cultura, veneravano l’unità. Che avete capito? Non l’unità politica: non erano certo così baggiani da volersi unire al loro ingombrante vicino, la Cracozia. No, solo un continente a guida belga (with all due respect) può credere che “uniti si vince”! E i ruritani, nella loro storia secolare, avevano già assistito all’implosione dell’Unione Europea. Solo che forse non l’avevano capita bene, perché anche se avevano una visione piuttosto lucida di cosa significhi “unità” in politica (qualcosa di simile a quello che succede quando un luccio incontra un persico), loro continuavano a venerare l’unità matematica, il numero uno: 1. Forse un antico retaggio pitagorico, la monade, l’origine di tutte le cose... Comunque, a loro questo fatto che il rapporto debito/Pil fosse 1.2 invece di 1 li disturbava proprio tanto. E quindi decisero virilmente di porvi rimedio.

 

 

Immaginatevi il consiglio dei ministri ruritano. “Dovremmo prendere esempio dalla Cracozia! Guardate: lo scorso anno il loro rapporto debito/Pil era all’80%, ma riducendo la spesa sono riusciti a portarlo al 75%, in un solo anno. Austerità ci vuole! In fondo il nostro bilancio è in pareggio: basta un piccolo sforzo. Riduciamo gli sprechi e portiamolo in surplus! In questo modo il debito diminuirà e il suo rapporto al Pil arriverà a 5/5, che poi è uno degli infiniti modi nei quali si può esprimere la venerata monade: 5/5=1. E comunque, siccome l’austerità deve essere temperata dalla carità cristiana, e prima caritas incipit ab ego, propongo che si tagli un miliardo di scellini di spesa, senza aumentare le imposte. Che poi è esattamente quello che hanno fatto in Cracozia.”

 

Plauso degli astanti.

 

Si va, si taglia. Il popolo borbotta, ma la risposta è bell’e pronta: lo vuole la monade. E se lo vuole la monade, devi essere un mona per opporti.

 

Un anno dopo.

 

Arriva trafelato il governatore della Banca Centrale Ruritana (la BCR), con le ultime statistiche sul rapporto debito/Pil. Il consiglio dei ministri, fiducioso, attende di sapere qual è stato l’esito della manovra, ma non è difficile leggere sul volto del governatore della BCR un certo imbarazzo.

 

“Allora, governatore, esponga, sciorini i dati: abbiamo la monade? Siamo al 100%?”

 

“Be’, veramente le cose sono andate in un modo un po’ diverso”

 

“Sì, immagino, l’errore statistico, i ritardi nell’implementazione delle politiche, qualche incomprensibile resistenza alla santa austerità, ma insomma, noi si è tagliato, e il rapporto, se non proprio fino al 100%, sarà sceso almeno al 105%, al 106%? Non saremo da meno della Cracozia, voglio sperare!”

 

“Be’, veramente le cose sono andate in modo un po’ opposto (n.d.r.: notate la delicatezza): gli ultimi dati parlano del 125%”

 

“Coooooooooooooosa!? Il rapporto è aumentato di 5 punti, da 120 a 125? Ma noi abbiamo tagliato!”

 

“Sì, però, sapete, c’è un piccolo problema tecnico. Vedete, il fatto è che la spesa pubblica entra nella definizione del Pil. Noi siamo un’economia di mercato, e quindi il valore totale della produzione coincide con quello della spesa effettuata per acquistare i beni prodotti, che poi a sua volta coincide con la somma dei redditi percepiti da chi li ha prodotti. Sapete, la famosa identità: Y = C + G + I + NX. Il Pil, somma dei redditi (cioè valore della produzione effettuata) coincide con la somma delle spese per consumi privati, C, consumi pubblici, G, formazione di capitale fisso, I, e esportazioni nette. Del resto, pensateci: non è difficile: se nessuno spendesse, se nessuno acquistasse nulla, nessuno guadagnerebbe, e non avrebbe nemmeno senso produrre (visto che nessuno comprerebbe e che quindi non si sarebbe ricompensati per il proprio sforzo). Sì, lo so, è troppo semplice per essere capito. Ma rassegnatevi: la realtà è semplice! Dovrete fare uno sforzo. Ed è per questo che il totale del prodotto/reddito coincide col totale delle spese di famiglie (C), Stato (G), imprese (I) e estero (NX). Ora, voi avete ridotto G di una unità, tagliando tanti sprechi e qualche stipendio, e avete fatto senz’altro bene: in questo modo il bilancio pubblico, che era in pareggio, è andato in surplus di una unità, lo Stato cioè ha risparmiato, e con i suoi risparmi ha ridotto il debito da 6 a 5. Solo che purtroppo... per colpa dei tagli anche il Pil è sceso, da 5 a 4. Si chiama recessione, sapete. E il risultato è che mentre lo scorso anno il nostro rapporto debito/Pil era di 6/5=120%, oggi è di 5/4=125%”.

 

“Ma come? Anche la Cracozia era in pareggio di bilancio, si è portata in surplus per un miliardo, e il suo rapporto debito/Pil è sceso! Forse che in Cracozia la spesa pubblica non entra nel Pil? Hanno truccato i conti? Si saranno mica rivolti alla GS anche loro? (n.d.r.: non quella dei supermercati)”.

 

“No, no, la contabilità nazionale è uguale per tutti, e se vogliamo anche l’aritmetica. Sì, so che voi la chiamate matematica, ma sapete, qui stiamo parlando di aritmetica, di cose che avete tutti, compresi voi, lettori, studiato alle elementari, di cose che usate nella vita di tutti i giorni con grande scioltezza, ma che poi, quando si tratta di ragionare sui numeri dell’economia, accantonate, abolite, come se partiste dal presupposto di non poter capire. Eppure è semplice. La Cracozia aveva 4 miliardi di debito e 5 miliardi di Pil: 4/5=0.8=80%. Ha fatto anche lei il suo bel taglio degli sprechi: il debito è sceso a 3, il Pil è sceso a 4, e oggi la Cracozia à un rapporto debito/Pil a 3/4=0.75=75%. A cosa gli serva non si sa, ma comunque l’operazione in quel caso ha funzionato, perché aritmetica voleva che funzionasse. Non so se è chiaro. Comunque, è chiaro che dobbiamo prendere una decisione. Cosa intendete proporre per la prossima finanziaria”.

 

“La situazione non ci lascia altra scelta: dobbiamo insistere sulla via dell’austerità. La monade lo vuole”.

 

Appunto.

(Fonte goofynomics)

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