Il coraggio di cambiare

 
Il_coraggio_di_cambiaredi: Lara Bonacina

@LaraBonacina

Lo sappiamo bene, i cambiamenti non solo facili. I cambiamenti fanno male, ma sono necessari per evolvere come persone e come professionisti. Nella cultura orientale la parola “cambiamento” è rappresentata da due ideogrammi che a loro volta illustrano due termini: “pericolo” e “opportunità”. Davvero significativo.

 

Quando arrivava la primavera con la raccolta dell’orzo nuovo cominciava il nuovo anno agricolo, gli ebrei nomadi per arcaiche consuetudini eliminavano il vecchio lievito conservato nella madia. Anzi proprio per il bisogno di inaugurare un nuovo ciclo vitale distruggevano ogni antico fermento che si trovasse nelle case. Un’esercitazione senza dubbio meno pericolosa di certe nostre consuetudini di gettar via dalla finestra nella notte di capodanno piatti e stoviglie che non servono più. Sicché per una settimana mangiavano pane azzimo, senza lievito appunto. Una specie di simbolismo per dire anno nuovo, vita nuova. Una gran voglia di ricominciare tutto daccapo, senza tener conto del passato, una smania collettiva di rigenerarsi radicalmente. Un traboccamento di entusiasmi vergini che eliminasse tutte le croste della decrepitezza antica, un accredito euforico, se volete, alla buona volontà di imboccare strade diverse. Una decisione forte di rompere con le vecchie abitudini. Poi per gli ebrei è venuto il momento dell’esodo dall’Egitto; accadde in una notte di primavera proprio nel periodo in cui si mangiavano gli azzimi. Pane senza lievito perché per il precipitare degli avvenimenti, nella notte della liberazione, non si è avuto il tempo di far fermentare la pasta. Gli azzimi quindi sono i pani non lievitati, che vogliono indicare due cose: la novità di vitas e la rapidità con cui vanno prese certe decisioni.

Riflettendo sul momento storico in cui viviamo per un verso penso a tutti coloro che non hanno il coraggio di cambiare, che non sanno staccarsi dal modulo, i prigionieri dello schema, i nostalgici del passato, i cultori della ripetizione, i refrattari al fascino della novità, i professionisti dello status quo.

Per un altro verso, a coloro che sono lenti nelle scelte. Gli specialisti della perplessità. I contabili pedanti dei pro e dei contro. I calcolatori guardinghi fino allo spasimo prima di muoversi. Gli irresoluti fino alla paranoia prima di prendere una decisione. Gli ossessionati dal dubbio, perennemente incerti se mettersi in cammino.

 

Senza sapere in che modo, molti si ritrovano a vivere in una realtà in cui “ciò che conoscono li tranquillizza perché sanno come devono comportarsi ed agire”. Vale a dire, si trovano in una sorta di “zona sicura” e anche se non sono completamente felici in questa bolla, quello che c’è fuori sembra ancora più minaccioso.

Ogni cambiamento implica una grande dose di coraggio personale. Ci obbliga ad adattarci a nuove condizioni, per questo dobbiamo INVESTIRE il nostro sforzo emotivo e fisico, oltre a rischiare il nostro benessere e la nostra sicurezza.

Per essere capaci di iniziare un cambiamento che tanto desideriamo, ma che non osiamo intraprendere, bisogna innanzitutto essere realisti e consapevoli della nostra situazione. Come vi sentite in quei momenti? Vi sentite realizzati dal punto di vista personale? Vi trovate a vivere una realtà che davvero desiderate, con le persone che desiderate? Quando vi guardate allo specchio, potete dire a voi stessi che siete felici? È vero che possono essere questioni scomode e determinanti, ma è proprio questo il senso e la necessità del cambiamento per quanto riguarda certi aspetti della vita, grandi o piccoli che siano.

Il cambiamento fa parte della vita e non è un ostacolo insormontabile che qualcuno mette di proposito nel nostro cammino. Bisogna prima di tutto lasciare da parte i pensieri negativi e possibili anticipazioni perché, di sicuro, non faranno altro che aggiungere spine nel nostro sentiero verso il cambiamento. Perché la paura è come un paio di forbici sul punto di tagliare le nostri ali. E tutti abbiamo il diritto di volare…

La cosa più importante è esporsi gradualmente a determinate situazioni, così da poter sviluppare strategie di coping ed andare avanti, imparando allo stesso tempo qualcosa di nuovo. Perché se non corriamo il rischio, non raggiungeremo mai le attitudini necessarie per essere coraggiosi, per metterci in gioco e avere il controllo della nostra vita.

Per tutti arriva il momento di cambiare. Vita, lavoro, interessi, amicizie. Vivere è cambiare, fluire, scorrere. Nulla resta fermo, tutto si modifica, scorre e nessuno passa due volte nello stesso fiume.

 

Insomma, per cambiare, quando non si è costretti, serve avere un’idea. E poi, molto coraggio. Un salto nel vuoto è cosa che si può fare volentieri se si ha un paracadute, se non lo si ha bisogna vincere le paure.

Il consulente, proprio perché è consapevole di questa difficoltà, è spesso uno sherpa che porta con sé il carico più pesante nel processo di affrontare le conseguenze della decisione del cambiamento e in questo senso vuole dare l'appoggio sicuro e il ritmo della camminata. 

Citando Schein “la funzione di consulenza si sostanzia nel cercare di migliorare determinate situazioni aziendali per mezzo di un processo che, in senso lato, può essere definito “aiutare a…” e si fonda sulla consapevolezza da parte del consulente che svolgere il proprio ruolo significa essenzialmente svolgere un “intervento coadiuvante””. Oggi, più che mai, il compito del Consulente in ambito "aziendale" rappresenta un elemento essenziale di "prospettiva".

Magari si capisce che è il momento di svoltare, tornare a studiare, cercare un nuovo lavoro o un nuovo partner, focalizzarsi su nuovi e vecchi skills, incastrarli in modi nuovi e originali. Tentare di correre ancora e attraversare di nuovo il fiume.

Scacciare la paura significa scommettere sul successo.

 

 

 

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