The sliding doors

di: Enrico Zucchi

A metà strada tra narcisi invecchiati senza fascino e Prometei senza fuoco" apriamo una serie di riflessioni disarmanti sulla devitalizzazione organizzativa di cui è protagonista un " management" economico e politico dedicato al proprio consolidamento.

 

In questo periodo,  buio e tragicamente difficoltoso, stiamo ossservando le recrudiscenze di fantasmi del passato, dettate dalle paure e dagli egoismi individuali e di Patria per la difesa del proprio.
Nel silenzio assordante delle polemiche quotidiane di una politica e di una classe dirigente che non vede il futuro come espressione di libertà economica e sociale, ma discute dello ieri e dell'oggi, lasciando macerie nell'anima delle persone, il potere di fare accadere le "cose " è solo un esercizio in mano a pochi.
Le corti tornano di moda; tornano (se mai se ne fossero andate ) come luoghi visibili di potere attorno ai quali si aggregano gli interessi del Principe.

Si formano,  per agglutinazione di interessi, intorno ad un nucleo attrattore e si esprimono in esercizi di devozione ossequiosa verso un  capo che dispensa benevolenze e tesse relazioni rassicuranti.
Le corti dei nostri giorni prosperano all'ombra di poteri mediocri, discutibili nelle modalità di accesso alle posizioni di comando e temporalmente minati dalla precarietà della durata prevedibile, come pure dalla tenuta dei progetti perseguiti.
Scomparsa la reggia si  vive in tribù.
Il pensiero unico è quello elaborato in gruppo ed espresso dal capo; impossibili variazioni o note al testo.
Porsi il tema dei messaggi che la nostra attuale classe dirigente ( politica ed economica in primis , ma anche quella più legata alla istituzioni culturali, sociali e religiose) manda, aiuta a capire se esistono le condizioni affinché vi siano i ricambi auspicati ed in quale direzione tenderanno a svilupparsi le relative assunzioni di responsabilità.
Ed in ogni caso, di fronte alle povertà di proposte e di contenuti che politica ed economia sembrano oggi rappresentare, vale la pena di rimettersi periodicamente in discussione e - come scriveva Nietzsche- " ogni tanto ci vuole di nuovo l'insicurezza,  il pericolo che rode, il cuore che batte, il vino primaverile dal profumo di combattimento e di avventura".
Chiusa la "porta " locale ora volgiamo lo sguardo verso l'Europa.
Cosa succede in Europa e cosa succede all'Europa? e  noi che tipo di Europa vogliamo?
Stiamo vivendo tempi agitati,  difficili, per l'Europa  e soltanto una prospettiva a lungo termine renderà possibile una continuità politica.
L'Unione Europea è un progetto a lunga scadenza,  che ha sempre generato dividendi a lunga scadenza e , quindi, merita una prospettiva a lunga scadenza, proiettata oltre la politica spicciola, oltre i risultati dei sondaggi, oltre le consultazioni elettorali.
Tutte le conquiste dell'Unione Europea sono state a lunga scadenza: la Comunità del carbone e dell'acciaio, la Comunità economica europea, l'adesione delle giovani democrazie,  l'allargamento ad Est.
Senza dubbio oggi ci troviamo nella peggiore crisi dalla fondazione in poi.
Ma un aspetto della crisi è data anche dal fatto che per noi molte di queste conquiste sono diventate ovvie: poter viaggiare, lavorare e vivere liberamente nel continente più ricco del mondo, con un tenore di vita e  protezione dei diritti fondamentali che in altre parti del mondo possono essere soltanto sognati.
Con quanta leggerezza oggi vengono reintrodotti i controlli alle frontiere interne dell'Unione Europea! !.
I demoni del passato,  che hanno portato soltanto disgrazie ai popoli europei,  mostrano oggi di nuovo il loro volto odioso.
L'Europa e noi tutti dobbiamo tornare ad una prospettiva a lunga scadenza e ciò deve diventare un imperativo non solo della politica ma anche dell'economia.
Spetta a noi decidere quale "porta" scegliere ed aprire.