Riflessioni…

di Paola Danese
@woelfenbuettel
A tutti capita prima o poi nel proprio contesto operativo di incontrarsi/scontrarsi con persone che trasudano (ovviamente la valutazione è totalmente soggettiva) completa assenza di professionalità. Perché “assenza” e non “mancanza”?

Perché la mancanza è una misura di distanza rispetto alla pienezza, e ognuno di noi manca, ed è doverosa consapevolezza, in qualcosa, sempre. L’assenza è invece propria di chi intende la professionalità, le competenze, la conoscenza in maniera totalmente avulsa dalla capacità di produrre risultati.
Nella misura in cui concordiamo sul misurare la competenza con la nostra capacità di produrre risultati per noi stessi o per i nostri clienti, saremo in grado di ridurre al minimo lo scarto d’errore tra la percezione professionale che abbiamo di noi stessi e della nostra produttività, e quella che presumibilmente gli altri avranno di noi.
Se questo gap risulta incolmabile, prima di indignarci, offenderci e aggredire l’interlocutore, proviamo a fermarci, analizzare il nostro operato, verificare quale debba essere verosimilmente il risultato atteso di ciò che stiamo facendo e ciò che invece stiamo ottenendo o procurando al nostro cliente.
In questo modo renderemo utili anche le critiche più aspre, mostreremo a chi ci critica di avere una visione più ampia e una volontà indomita che tende al miglioramento continuo, nella consapevolezza che, anche se il maggior limite all’apprendimento è quello di pensare di sapere già tutto, ciò che ci rende davvero stupidi agli occhi degli altri è l’incapacità di approfittare del confronto per poter migliorare e saper dare un servizio migliore a n

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