6 ragioni per stare con la Corte Costituzionale

di: Gustavo Piga
Non trovo in giro molti sostenitori della sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Cerco allora di riassumere e smontare le controindicazioni lette fino ad oggi sui giornali.

1. “La sentenza fa sforare il tetto del 3% del PIL, restituendoci alla serie B dell’Europa , ovvero con il rischio di riaprire la procedura dei disavanzi eccessivi da cui eravamo da poco usciti”. In realtà sforeremmo solo se sommassimo a quanto dovuto per quest’anno anche quanto dovuto per gli scorsi anni, per una assurda regola contabile. Spetterebbe al Governo spiegare all’Europa che l’eccezione per questa contabilizzazione eccezionale una tantum è dovuta. Non mi pare un granché difficile.

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Lavoro on demand: cosa succede se il “padrone” è un’app

Non solo autisti, ma anche segretarie, avvocati, manager. Così la tecnologia sta cambiando tutto.
di Francesco Cancellato
Se un giorno gli storici si troveranno nella condizione di dover localizzare nel tempo e nello spazio l’evento in cui è iniziato tutto, probabilmente sceglieranno il 6 marzo del 2008, all’Sdk iPhone Keyonte, in occasione di una conferenza per gli sviluppatori informatici. Steve Jobs in persona la convocò per mostrar loro un’innovazione che avrebbe introdotto: si chiamava App Store e non c’è bisogno di spiegare, oggi, di cosa si tratti.
Al tempo, tuttavia, la cosa passò piuttosto sottotraccia. Diversi commenti, piuttosto si concentrarono sul cambio di paradigma di Apple, azienda che fino ad allora aveva progettato tutti i suoi hardware e i suoi software, facendo della chiusura verso l’esterno uno dei propri fattori di successo. E che, da quel momento, metteva a disposizione di chiunque i codici sorgente per realizzare applicazioni per iPhone, che sarebbero state vendute, per l’appunto, nel negozio virtuale dell’azienda di Cupertino.

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Jobs Act: spacca il PD, ma il bicchiere resta mezzo vuoto

Di Oscar Giannino
Matteo Renzi l’ha spuntata: il Jobs Act alla Camera è passato senza ricorso al voto di fiducia, e ha retto all’uscita dall’aula di tutte le opposizioni e di 29 parlamentari Pd nel tentativo di far mancare il numero legale, e al voto contrario di un’altra pattuglia di dissidenti Pd. Certo, ha avuto solo 316 voti, uno solo in più del necessario per un voto di fiducia a Camera piena, ma per il governo è stata comunque una prova vinta, visto che il voto regionale appena tenutosi ha dato una bella scossa all’intero quadro politico.

Per Renzi, a contare è innanzitutto il fatto che la minoranza nel suo partito debba d’ora in avanti sempre più assumersi la responsabilità di manifestare concretamente la propria opposizione, in nome di un’idea altra e diversa di che cosa sia la sinistra sul lavoro, e di come la sinistra debba fare imprescindibilmente asse con i sindacati. E’ una sfida a viso aperto: al premier va riconosciuto che non si tira indietro. E’ una scelta che mette anche in conto, se l’opposizione interna volesse giungere alla crisi facendo mancare al governo i voti per procedere, che ce la si vedrebbe alle urne. E’ una novità assoluta, nella storia della sinistra di governo italiana.

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Disoccupazione mai così alta nella storia d’Italia

Di Luca Ricolfi

È incredibile, la capacità dei governanti di manipolare i fatti pur di non dirci come vanno le cose. Negli ultimi giorni l’Istat ha fornito i dati sulle forze di lavoro nel terzo trimestre, e ha anticipato i dati provvisori di ottobre. Dati drammatici, ad avere il coraggio di guardarli in faccia. E invece no, immediatamente dopo la diffusione delle cifre Istat si è scatenata la corsa a travisarli. E’ così che abbiamo appreso che i dati trimestrali dell’Istat ci presentano «una sostanziale e progressiva crescita degli occupati nell’ultimo anno», quantificata in 122 mila occupati in più.

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