Confessioni anonime di un non-evasore

Pensiamo sempre che capiterà agli altri ogni cosa brutta della vita: i lutti, le malattie, le corna.. e anche gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate.. Eppure sono tutte lì, dietro l’angolo, a ricordarci, se mai ci sorgesse il dubbio, che il fato è cieco e che la controparte invece ci vede benissimo.
Pensiamo che avere coltivato nel tempo un senso civico elevato, fare la raccolta differenziata, lavarsi i denti con regolarità e mangiare una mela al giorno ci preservino da molte delle “sfighe” che arrivano agli altri. Votiamo, paghiamo le tasse, assumiamo collaboratori -se sta nel nostro ruolo e in nostro potere-, trattiamo al meglio i clienti, ci fermiamo col rosso e allo stop ripartiamo ingranando la prima.
Poi ti arriva un accertamento e ti accorgi che non esistono regole, che lo Stato, quel socio che remuneriamo ogni anno con la metà dei nostri guadagni, ha il potere legalizzato di toglierti la possibilità di difenderti.

Ti accorgi che esiste una categoria di contribuenti che vivono e lavorano sotto la spada di Damocle dell’accertamento, della presunta evasione, e non perché si muovono in elicottero da una parte all’altra della Penisola, ma perché, essendo titolari di partita IVA, ogni loro acquisto e investimento è sotto la lente di ingrandimento e il loro stile di vita è potenzialmente al di sopra delle loro possibilità con una frequenza decisamente più alta che per i loro concittadini dipendenti.
Vedere la forza del Leviatano che schiaccia quello stesso cittadino che lo ha messo al mondo, che lo alimenta, che ha alienato a lui l’uso della forza e la produzione del diritto è vomitevole. Il principio che sta dietro ogni contenzioso tributario dell’inversione dell’onere della prova è il fallimento dello Stato, non per ciò che vediamo oggi e per la considerazione di cui ormai lo Stato gode presso i molti, ma per ogni filosofia del diritto: da qualsiasi punto di osservazione è l’usurpazione di un patto che è nato grazie alla volontà degli uomini riuniti in comunità.
E ciò che è ancora più amaro è che l’unico sfogo possibile è scrivere due righe su un blog, rigorosamente anonime. Diceva un’amica che quando agganci la cintura dell’auto al cospetto del vigile passi dall’essere cittadino all’essere suddito.
Ora mi chiedo: esiste ancora una questione ontologica? Possiamo avere ancora dei dubbi rispetto alla funzione sociale e fiscale delle partite IVA?
Un antico adagio ricorda che a tutto esiste un limite. Quando lo Stato supera borioso e incurante quel limite chi può essere chiamato a fargliene pagare le conseguenze?

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