Chi scrive la legge di stabilità? Sulla strada di Letta la bomba a orologeria del “Two-pack”

di Guido Gentili
“Two-pack”, una bomba ad orologeria? Il Commissario agli Affari economici, Olli Rehn, arriva martedì a Roma per un’audizione al Parlamento italiano, dove spiegherà il senso delle “raccomandazioni” europee.
È la prima volta che accade, e non sarà ultima. Perché inizia, sotto la bandiera generale del “maggiore coordinamento”, una fase nuova per la politica economica italiana, una sorta di “cogestione” dei cui effetti la classe politica italiana ha parlato finora distrattamente. Sbagliando.

In pista c’è il “Two-pack”, cioè i due regolamenti approvati dal Consiglio europeo il 13 maggio scorso con l’obiettivo di introdurre, per i paesi dell’eurozona, più coordinamento e vigilanza nel processo di formazione delle politiche fiscali nazionali.
Di fatto se ne va un altro spezzone della “sovranità” nazionale, e non è un caso che nelle ultime ore abbia preso quota il confronto su chi “scriverà” la prossima Legge di Stabilità, l’ex Legge Finanziaria che dovrà essere pronta entro metà ottobre. «Se cade il Governo – ha detto il premier Enrico Letta – la Legge di Stabilità la sciverebbero a Bruxelles e la scriverebbero diversa da noi». Già, perché ora –sempre secondo Letta- questa legge «la scriviamo noi e non viene scritta in Europa visto che siamo usciti dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo».
Chi scrive che cosa, ecco il punto. Torniamo così al “Two-pack” (che segue il Fiscal compact del marzo 2012, il “Six-pack”, approvato il 23 novembre 2011 ed il Semestre europeo del settembre 2010) per il quale entro il 15 ottobre ogni paese dell’eurozona presenta alla Commissione e all’Eurogruppo (il coordinamento europeo che riunisce i ministri dell’Economia e delle Finanze dei paesi euro) la bozza del piano di bilancio per l’anno successivo.
Dunque, la Legge di Stabilità da quest’anno prende in parallelo due strade: il Parlamento nazionale e la Commissione europea che la soppeserà con cura. E se la bozza non convince Bruxelles perché non conforme al Patto di Stabilità e di Crescita (costituzionalizzato nel frattempo con il Fiscal compact) e perché non riponde alle raccomandazioni della Commissione? Bruxelles può chiederne la riscrittura entro due settimane dal momento della ricezione del progetto di bilancio ed entro il 30 novembre, se necessario, la Commissione può adottare un parere da sottoporre al vaglio dell’Eurogruppo. Insomma, i governi nazionali scrivono, ma l’Europa, con la sua nuova e più vincolante governance, può chiedere una riscrittura del progetto di legge.
Per il Governo italiano si prospetta una doppia sfida, diplomatica e di contenuto. Deve essere rispettato l’obiettivo del disavanzo sotto il 3% e devono essere rispettati gli avanzi primari strutturali (al netto delle spese per gli interessi) programmati per piegare il rapporto debito/Pil (previsto oltre il 132% nel 2014) su una “traiettoria stabilmente in discesa”. Così dicono, tra l’altro, le raccomandazioni di Bruxelles trasmesse all’Italia al momento della sua uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Non solo: bisogna “trasferire il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili e ambiente assicurando neutralità in termini di gettito”. E occorre attuare una “spending review a tutti i livelli amministrativi”.
In controluce, ecco lo spostamento della tassazione dalle “persone alle cose” (ma il Governo non intende aumentare l’Iva), il “no” sugli abbattimenti dell’Imu, l’insistenza per una revisione della spesa a largo raggio, la spinta per ridurre il cuneo fiscale su lavoro e impresa. Il tutto, rispettando comunque il famoso tetto del 3%. Non bastassero le tensioni dentro la maggioranza delle larghe intese che sostiene il Governo Letta, anche la partita che si apre con l’Europa si presenta carica di incognite. Perché la Legge di Stabilità si scrive a Roma, ma Bruxelles può dire “no, così non va, riscrivetela”. Come da “Two-pack”, il pacchetto esplosivo di cui non si parla.

Fonte: www.ilsole24ore.com

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