Ecco il top manager del futuro

di Massimo Gianvito
Leadership, creatività, attitudine commerciale e alla tecnologia: le qualità che dovranno avere i dirigenti italiani. Ma servirà anche minor indecisione e meno protagonismo personale. Lo studio Hays.
Quali caratteristiche dovranno avere imanager italiani del futuro? A questa domanda risponde un’indagine condotta da Hays, uno dei più importanti gruppi che opera nel recruitment specializzato, che ha intervistato 250 top manager di aziende italiane. Sono considerate prioritarie la leadership (per il 95% degli intervistati), la creatività (70%) e l’attitudine commerciale (50%), ma il dirigente di domani dovrà avere un background di esperienze internazionali (37%) e saper incrementare il fatturato dell’azienda per cui lavora (39%). L’inclinazione tecnologica è un altro must per il 25% dei partecipanti all’indagine e, se si vuole essere davvero competitivi e avere appeal su dipendenti e azionisti, non deve mancare un’impeccabile capacità di public speaking (28%).

L’indagine fotografa anche i lati negativi del management italiano ed emerge che i dirigenti non hanno una sufficiente caratura internazionale (55% del panel) e sono indecisi e tendono a procrastinare (a volte anche troppo) le scelte più importanti (48%). Inoltre sono additati anche di scarsadimestichezza con la tecnologia (38%) e di poca obiettività quando si tratta di valutare l’operato del proprio team di lavoro (26%). Infine, la classe dirigenziale risulta spesso essere troppo “primadonna” (45%): alla ricerca cioè di una visibilità più personale che non aziendale. «In questi ultimi anni, la classe dei top manager italiani è stata protagonista di enormi cambiamenti, dovuti non solo alla pessima congiuntura economia, ma anche al progrediredell’evoluzione tecnologica e all’internazionalizzazione delle imprese», commenta Erika Perez, responsabile della divisione Hays Executive. «Se fino a una decina di anni fa bastavanouna buona esperienza, ottime referenze e i contatti giusti per vedersi spalancare la porta della classe dirigenziale, oggi le cose si sono un po’ cambiate.
Anche ad altissimi livelli, si tendono a preferire figure professionali sempre più complete: senior manager che, oltre ad una solida esperienza, possano vantare una forte propensione al new business e una forma mentis vivace e creativa». Dalla ricerca emerge poi che la crisi economica degli ultimi anni ha avuto conseguenze negative anche sui manager: dal 2012 è cresciuta la disponibilità sul mercato italiano di figure dirigenziali senza occupazione, mente si sono sgonfiate le retribuzioni salariali. E il futuro? Al momento non sembra essere proprio roseo: il 78% afferma che, nella propria azienda, non sono previste assunzioni dirigenziali per i prossimi 12 mesi.

Tratto da Business People

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