CON IL JAZZ L’AZIENDA E’ UN’ORCHESTRA

Di Valeria Volponi
L’”Improvvisazione”, il contributo del “Singolo” fondamentale per la buona riuscita dell’”Insieme”, un ascolto che appare “dissonante”, ma nasconde alla base una solida “Organizzazione dei Ruoli”. Tutto questo è il Jazz. E proprio per queste sue caratteristiche è la metafora perfetta dell’”Organizzazione Aziendale”. Tanto che è nata una Scuola di Formazione, “Jazz for Business”, che ha come claim <<Ascoltare l’Organizzazione>> e si sviluppa attraverso vere e proprie lezioni-concerto. A dirigerla è Dario Villa, formatore manageriale esperto di apprendimento organizzativo
della società Trivioquadrivio, arrivato al Jazz dopo avere sperimentato, fra i primi in Italia, il metodo formativo “Lego Serious Play”, basato sull’impiego dei celeberrimi mattoncini: <<Sono sempre stato affascinato dai metodi di formazione innovativi e dopo anni passati a seguire i musicisti Jazz in giro per il mondo, macchina fotografica al collo, per fotografarli durante le loro performance, ho imparato a riconoscere ruoli e dinamiche di questo mondo>> dice a “Panorama Economy”. <<E a individuare i possibili contatti con il mondo delle Organizzazioni>>.

Insieme a Ferdinando Faraò, musicista e compositore Jazz, ha ideato una serie di lezioni-concerto, in cui un’orchestra dal vivo accompagna la sottolineatura dei punti di contatto tra musica e impresa da parte del formatore. Che ruotano tutti intorno al concetto di ascolto seguendo il suggerimento di Duke Ellington: nelle sue composizioni le diverse parti erano indicate, invece che con i nomi degli strumenti, con quelli delle persone.
Questa scelta, che a prima vista può sembrare una frivolezza, è in realtà un efficace modo per favorire due fenomeni che nel Jazz si sviluppano congiuntamente: “Responsabilizzazione rispetto al Ruolo” e “Libera Espressione della Personalità”. <<In tutte le sue forme, da quelle più libere a quelle più strutturate, il Jazz è il genere musicale che più di ogni altro mette al primo posto il timbro e la voce, valorizzando l’interpretazione personale del ruolo assegnato>> dice Villa. Un obiettivo non troppo lontano da quanto le Organizzazioni si propongono nei confronti dei loro dipendenti.
Ci sono poi le “Dinamiche di Ruolo”. I jazzisti parlano spesso di “Interplay”, parola magica che sta a indicare la capacità di costruire un tessuto musicale basato sullo “Scambio” e sul “Dialogo” continuo. <<Non è un’idea troppo distante dalle migliori pratiche Organizzative, soprattutto se lette in ottica “Sistemica”>> dice Villa.
Tuttavia, ascoltare le conversazioni non è sempre un compito semplice. Nel Jazz, la “percezione del rumore” è il primo ostacolo che un neofita trova a sbarrargli la strada maestra verso il piacere musicale. <<Se dal Jazz ci si sposta verso l’altro polo della metafora, le Organizzazioni, ci si rende conto che spesso anch’esse possono apparire “rumorose, confuse e disorientanti”>> dice Villa. <<E non soltanto a chi le guardi da lontano e per la prima volta>>. Secondo Villa, in ogni Organizzazione ciò che è scritto prima, tanto un compito quanto la descrizione di un lavoro, deve sempre fare i conti con il dopo in cui finisce “concretamente” per essere applicato, cioè con la quotidianità lavorativa. Ciò accade in uno spazio che può essere considerato territorio di sfida e conquista. <<Sapersi muovere in questo spazio rappresenta la sfida della “Complessità Organizzativa”, qualsiasi strumento si suoni>> dice.
E il principale modo con cui i jazzisti dimostrano di sapersi muovere nello spazio è l’”Improvvisazione”, che comporta studio, fatica e attenzione al “Contesto”. Proprio come la “Gestione Aziendale”. Ma bisogna avere la “materia prima”, perché come diceva il contrabbassista Charles Mingus: <<Non puoi improvvisare sul Nulla>>.
I TRE PUNTI CHIAVE
1. L’ASCOLTO COME OPPORTUNITA’ DI CRESCITA
Chiunque lavori in un Organizzazione sa che cosa significa ascoltarla, tanto per mandato quanto per volontà personale. L’ascolto può porsi sia come presupposto dell’esecuzione di un compito sia come spunto per una migliore conoscenza del territorio organizzativo e come trampolino per l’azione.
2. GESTIRE LA COMPLESSITA’, NON ADDOMESTICARLA
L’Azienda va compresa e <<abitata>>. Un obiettivo raggiungibile solo quando si è in grado di stare insieme dentro e fuori di essa, muovendosi fra le sue maglie e al tempo stesso sviluppando la capacità di disegnare una mappa per orientarsi. Come in un’orchestra che suona un pezzo jazz.
3. IMPROVVISARE, MA IN UN PERCORSO STRUTTURATO
Chi non si sforza di ascoltare non può lamentarsi se non riesce a stare a tempo o a seguire la melodia. Così come non può lamentarsi di non riuscire a trovare il suo spazio per improvvisare. Indipendentemente dal sentirsi accompagnato o solisti, nessuno può mancare di farlo quando si lavora insieme: “Ascoltare”.

tratto da Panorama Economy

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