Partire da se stessi: sviluppo personale e crescita professionale

di Stefano Verza
Il decimo World Business Forum – Wobi di Milano ha visto una ricca vetrina di relatori che ha festeggiato questo importante traguardo, puntando molto sullo sviluppo personale come chiave del successo anche professionale. In particolare ho trovato alcuni concetti espressi da Alex Rovira e Daniel Pink un punto di partenza fondamentale su questo tema, il medesimo che a mio avviso traspare dal racconto di vita di Andre Agassi (di cui riporto i relativi passaggi). Buona lettura.

Il punto di partenza
Anche se niente cambia – se uno cambia – tutto cambia. In questo senso la crisi non è una tragedia o una catastrofe ma un momento di rottura che pone una riflessione emotiva e cognitiva. Se è ben direzionata ci apre delle opportunità (Alex Rovira). Per ben direzionarla due sono gli atteggiamenti più fruttuosi che possiamo adottare:
1) ridurre il nostro stato e senso di potere;
2) cambiare prospettiva mentale.
Per prima cosa, quindi, evitiamo di ripeterci l’incoraggiamento “ce la posso fare”, bensì domandiamoci “ce la posso fare?”; perchè la domanda ci obbliga a rispondere (D.Pink). In secondo luogo nel rispondere non comportiamoci come una vittima: le persone che sanno promuovere la “buona fortuna” comprendono l’importanza anche di un’esperienza negativa, sono capaci di imparare da quello che è successo ed ottenere così un miglioramento (A. Rovira).

Il racconto di Andre Agassi “Bisogna capire chi si è. Solo se rispetti te stesso puoi rispettare gli altri.”
“Nel tennis esistono le classifiche, ma ogni giorno devi andare in campo trovando il modo di migliorare a prescindere dal tuo ranking. L’unico modo per migliorarsi è capire le proprie debolezze e accettarle per quello che sono, a quel punto si capiscono i propri punti di forza. Bisogna poi essere molto obiettivi su successi e fallimenti, io mi sentivo molto più un fallimento che un successo, perché ho passato molto più tempo della mia vita a non essere il numero uno che a esserlo.” 
”Il mio allenatore mi ha dato tutto se stesso: ha preso i miei sogni e i miei obiettivi e li ha fatti diventare i suoi. Gli interessava di me più di quanto a me interessava di me stesso e credeva in me. Mi ha fatto una promessa: ti prometto che ti stancherai enormemente e ti prometto che se ti stancherai tutto quello che dovrai fare è guardare oltre la rete e vedrai una persona molto più stanca di te. Non so nulla di tennis, ma posso renderti più forte e potrai utilizzare questa forza ovunque tu vorrai. Non farti distrarre dalla tua stanchezza, semplicemente misurati con la persona dall’altra parte del campo. Ogni giorno mi allenavo come se fosse un’opportunità di diventare più forte del mio futuro avversario. Nel tennis non è necessario essere bravi, basta essere più bravi della persona che hai di fronte a te. Ci sono così tante cose che non possiamo controllare nello sport, nella vita, nel business; è gestire al meglio ciò che possiamo che ci distingue. Essere pronti è molto più importante di essere allenati. Giocherai con tanta gente anche più allenata, ma non saranno mai pronti come te. Certi avversari erano allenati allo spasimo, ma non si allenavano alla morte quando potevano e non si fermavano a riposare quando era necessario. Ho imparato come trarre il meglio da me stesso: non è importante dare sempre il 100%, la parte importante è tirare fuori il 100% che hai in quel momento. Quando mi sentivo male o ero infortunato o veramente stravolto, quando non volevo scendere in campo ed ero al 50% mi ricordavo di quelle parole e davo il 100% di quel 50%.”
“Sono caduto nella posizione di classifica 140 dopo essere stato il numero 1. E’ stato uno dei periodi più cupi della mia vita, mi sono trovato in un primo matrimonio e in una vita che non era mia, in uno sport che odiavo. Ad un certo punto ho deciso di lasciare, ma proprio in quel momento mi sono detto e se trovassi un mio motivo per giocare? Ho giocato sin da bambino costretto da mio padre; ho giocato tutta la vita per paura, non avevo una cultura, non avevo un diploma e pertanto avrei potuto solo insegnare tennis per tutta la vita. Così ho deciso che avrei giocato per tutti quei bambini che meritavano un’educazione come non ho avuto la possibilità di avere io. Il mio obiettivo era diventato quello di costruire una scuola per svantaggiati. In quel momento il tennis è diventato un mezzo, un’opportunità, una tela bianca per poter cambiare il mondo e le generazioni future. Fatto ciò ho iniziato a ripartire senza sapere dove sarei arrivato. Giorno dopo giorno costruivo qualcosa e sono tornato al numero 1 e con questa nuova prospettiva ho sentito un amore per il tennis mai avuto.”
a cura di Stefano Verza, Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni
1 Alex Rovira: esperto di Sviluppo Personale insegna Management delle Risorse Umane e del Talento alla ESADE Business School
2 Daniel Pink: autore di numerosi bestseller voce autorevole in materia di motivazione, innovazione e creatività
3 Andre Agassi: leggenda del tennis mondiale

TOP