Le bufale della Programmazione neuro linguistica

Le bufale della Programmazione neuro linguistica

Di: Stefano Dalla Casa

Dalla psicoterapia al coaching la Pnl è ancora priva di solide prove sperimentali, e presenta molte caratteristiche delle pseudoscienze.

La Programmazione neuro linguistica (Pnl) è stata bocciata dalla scienza in ogni maniera possibile e immaginabile, eppure continua a far parlare di sé. Per esempio, qualche tempo fa ci fu la polemica su certi consulenti del Movimento 5 Stelle arruolati da Gianroberto Casaleggio che, secondo le accuse lanciate da Ivan Catalano poco prima di uscire dal movimento, utilizzavano la Pnl. I più attenti avranno invece notato che nel film Kingsman – Secret service (2014) la Programmazione neuro linguistica è spacciata come arma di seduzione. E' infatti quasi impossibile trovare un campo dove la Pnl, secondo i suoi sostenitori, non possa essere applicata: dal corteggiamento alla leadership, dai problemi di autostima alle capacità sportive, il successo è a portata di mano, e c’è addirittura chi arriva a proporre la disciplina per combattere la depressione e altri disturbi psicologici.

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Empatia: mettiti nei miei panni

Di Maurizio Siciliano
Ho trovato estremamente interessante questo articolo di Daniela Monti apparso sul corriere della sera che pone in risalto l’ approccio “empatico”:
«Puoi sempre sapere quando una nuova idea sta diventando popolare: è quando la gente inizia a criticarla». Roman Krznaric, guru del pensiero empatico, mette le mani avanti: il brusio che disturba la cerimonia di incoronazione dell’empatia a strumento che salverà il mondo non è che il prezzo da pagare per la raggiunta celebrità. L’empatia sta vivendo il suo periodo d’oro. In nessun’altra epoca storica se n’è parlato tanto. Viviamo nel mezzo di una «smania empatica», per usare l’espressione di Steven Pinker, docente ad Harvard. La nuova intelligenza, quella più adatta a comprendere il nostro tempo e il nostro mondo, è quella empatica. Solo i manager e i politici empatici hanno successo, non si può esistere senza essere empatici, lo chiediamo ai vicini di casa, ai colleghi di lavoro, ai compagni di palestra. Se possiamo insegnare ai nostri figli a gestire le emozioni mettendosi nei panni dell’altro, ridurremo il bullismo. Se possiamo coltivare l’intelligenza emotiva fra i medici, avremo un’assistenza sanitaria migliore e più compassionevole. In Ruanda, scrive Krznaric nel suo ultimo libro dal timido titolo Empatia: un manuale per la rivoluzione, una fiction vista dal 90 per cento della popolazione è infarcita di messaggi empatici nello sforzo di prevenire il ritorno della violenza etnica fra Tutsi e Hutu.

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La Trasformazione Digitale delle PMI

Fino a qualche anno fa la digitalizzazione di un’impresa era determinata dal grado di automazione dei suoi processi operativi e transazionali, oggi invece il focus è sulla “relazione”. Le aziende ricevono le maggiori sollecitazioni alla digitalizzazione nei processi relazionali con i propri clienti, i propri fornitori e in generale con il contesto esterno. Le aziende per relazionarsi con i propri clienti devono imparare a muoversi nella “giungle digitale” di cui Facebook, i QR Code e le mobile app sono solo alcuni esempi.

Problematiche similari, anche se con un’impronta più business-to-business, si incontrano quando l’azienda si pone come cliente verso i propri fornitori e come attore della suplly chain. Allo stesso modo, c’è una forte spinta a rendere digitali anche le relazioni all’interno dell’azienda, impiegando i software di virtual meeting come la web conference e i communication tools come skype, il messanging o il chatting. Se da un lato quindi le imprese subiscono la pressione degli attori con i quali si relazionano per diventare imprese digitali, dall’altro le innovazioni tecnologiche offrono loro nuove opportunità per raccogliere e trattare significative moli di dati in tempi estremamente ridotti, anche in streaming. L’internet of Thing ne è un esempio.

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Gestire le risorse umane in tempi di incertezze

Per ogni imprenditore o manager la gestione e valorizzazione delle risorse umane costituisce sempre un impegno prioritario, fatto di sensibilità e capacità di motivazione.

Questo impegno si rivela ancora più critico in tempi così incerti, dove i paradigmi competitivi si modificano profondamente e molte nostre imprese riescono a vedere solo orizzonti a breve termine.

In questi orizzonti brevi, per mantenere un accettabile equilibrio, spesso –ahimè- il primo risparmio si fa sui costi del personale e sugli investimenti intangibili (formazione, comunicazione, innovazione organizzativa ecc). A volte, di fronte all’ansia della quotidianità, anche un corretto stile relazionale viene meno… Da consulenti di direzione aziendale ne siamo a volte testimoni.

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