Le strategie per superare qualsiasi sfida

Non importa chi siete o cosa avete fatto, la vita è piena di esperienze che possono trascinarvi così profondamente negli abissi da farvi temere di non rivedere mai più la superficie.

 

 Lo psicologo e docente di Harvard Robert Waldinger è a capo del The Harvard Study of Adult Development, uno studio che ha seguito 724 uomini per 75 anni allo scopo di comprendere che cosa renda una vita felice. Avere le giuste relazioni e comunità è il fulcro della felicità. Essere circondati da persone che possono farci superare le difficoltà è essenziale per sentirsi felici e ottimisti. Oltre a fare affidamento su una famiglia e degli amici leali, Waldinger delinea sei strategie per placare le emozioni forti quando incontriamo un ostacolo sulla nostra strada. Potrebbero non risolvere i vostri problemi, ma vi aiuteranno ad affrontarli partendo da una condizione di pace, piuttosto che dal caos. Indipendentemente dall’esito, vi daranno il potere di prendere decisioni consapevoli, piuttosto che scelte guidate dalla paura.

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L'aritmetica del debito pubblico

                              

 

Di A. Bagnai

La Ruritania aveva un problema di debito pubblico. L’anno si era chiuso male. A fronte di un Pil di 5 miliardi di scellini ruritani, il debito pubblico era stato pari a 6 miliardi. Il rapporto debito/Pil quindi era stato di 6/5=1.2, cioè il debito era arrivato al 120% del Pil. Se vi siete già persi siete piddini, non preoccupatevi, ci pensa lui.

 

I ruritani, popolo di antica cultura, veneravano l’unità. Che avete capito? Non l’unità politica: non erano certo così baggiani da volersi unire al loro ingombrante vicino, la Cracozia. No, solo un continente a guida belga (with all due respect) può credere che “uniti si vince”! E i ruritani, nella loro storia secolare, avevano già assistito all’implosione dell’Unione Europea. Solo che forse non l’avevano capita bene, perché anche se avevano una visione piuttosto lucida di cosa significhi “unità” in politica (qualcosa di simile a quello che succede quando un luccio incontra un persico), loro continuavano a venerare l’unità matematica, il numero uno: 1. Forse un antico retaggio pitagorico, la monade, l’origine di tutte le cose... Comunque, a loro questo fatto che il rapporto debito/Pil fosse 1.2 invece di 1 li disturbava proprio tanto. E quindi decisero virilmente di porvi rimedio.

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La nuova lezione di Randy Pausch: come gestire il proprio tempo

Time management

di Luca Chittaro

Vi ricordate Randy Pausch, il professore di Interazione Uomo-Macchina malato di cancro che nel Settembre 2007 tenne una lezione di addio presso la sua università? Si è parlato molto di quell’ultima lezione in tutto il mondo, ma come spesso accade, i media italiani spostano velocemente la propria attenzione su altro e non aggiornano più il proprio pubblico sulle storie lasciate a metà. Sono quindi in pochi da noi a sapere che due mesi dopo quell’ultima lezione, Randy Pausch ha accettato l’invito di un suo amico e collega della University of Virginia a tornare di nuovo in cattedra per un paio d’ore. Cerco allora di colmare il vuoto.

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Gestire la “demotivazione” delle persone

Gestire la demotivazione delle persone

di Paola Danese

@woelfenbuettel

Se prendiamo per buona la definizione che "manager" è chi gestisce persone, dobbiamo prendere atto che "gestire persone" è un lavoro. Chiunque si sia trovato coinvolto in questa attività sa quanto sia difficile, quante energie richieda, quanti insuccessi si accumulino nel perseguire l'ottenimento dei risultati di chi abbiamo a fianco, dei collaboratori che ci sono stati assegnati.
Ormai la letteratura e le fucine di corsi per manager hanno dato ampiamente spazio a cosa significhi FARE il manager e perseguire gli obiettivi che questa categoria prevede. Eppure in azienda, soprattutto nelle realtà di medie dimensioni, il responsabile di un gruppo di persone spesso si perde in modalità fantasiose e contorte per motivare i propri collaboratori e di fronte al loro insuccesso è tentato di scaricare le responsabilità del fallimento sulle incapacità del collaboratore, sulla sua miopia organizzativa, sulla sua impreparazione, sulle sue incompetenze. Nonostante la miriade di libri sul management letti, nonostante gli appunti accumulati sulla scrivania durante i meeting formativi, rimane un compito difficile per il manager quello dell'analisi del proprio lavoro, dei propri errori.
Si cercano innovative formule di gestione, spesso astruse nell'applicazione, e si finisce per rendere complesso qualcosa che in realtà, nella sua semplicità trattiene e rilascia, giorno dopo giorno, tutta la sua potenza.

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