Recruiting ai tempi del COVID-19

Recruiting ai tempi del COVID-19.

Affidarsi ad una società di selezione nella scelta del candidato: Quali rischi si possono evitare? @Chiaraiuliano

A tutti è capitato di incappare in un “bidone” cercando il candidato migliore sulla piazza e, in un momento così delicato come quello attuale, il processo che domani porterà a scegliere un candidato rispetto ad un altro, avrà una portata strategica come forse mai prima d’ora: gli errori che prima potevano costituire un incidente di percorso da oggi saranno pagati a prezzi molto più alti.

La contrazione alla quale molti settori stanno andando incontro ha portato molte aziende, di qualunque dimensione, a rimodulare l’allocazione delle risorse e a ripensare le aree sulle quali investire. Un’attività che spesso viene affrontata internamente e sulla quale si è restii ad investire perché i benefici sono poco chiari e non garantiti è quella relativa alla selezione del personale.

Niente di più sbagliato! Ma proviamo ad articolare le motivazioni a supporto della nostra affermazione:

L’antico adagio del “chi più spende meno spende” calza alla perfezione con l’attività di selezione: talune realtà utilizzano job boards, i loro canali social o i canali di reclutamento interni per ritracciare i talenti presenti sul mercato del lavoro e utilizzano il periodo di prova o contratti a breve scadenza per farsi “un’idea del candidato osservandolo operare sul campo”.

Il mondo cambierà probabilmente ad una velocità ancora superiore a quella alla quale già con fatica ci stavamo adattando portando il combinato disposto competenza/tempo ad essere un elemento importante per l’individuazione corretta di chi sarà in grado di scovare il miglior candidato per la posizione da ricoprire… l’intuito o il professionista?

Perché quindi affidarsi ad una società che si occupa di selezione? Che vantaggi se ne possono trarre? Come compenso il costo del servizio?

  • Nessuno meglio dei consulenti HR conosce il mercato del lavoro e può dunque offrire un aiuto mirato, affinché il brand del proprio cliente possa essere supportato nel migliore dei modi. Affidarsi ad un consulente non significa mettersi in casa un estraneo, bensì un professionista che tutti i giorni valuta candidati e canali di reclutamento, attiva collaborazioni per allargare la propria rete di contatti, accresce le proprie competenze in ambito analitico e valutativo. Di contro, l’area risorse umane e ancora di più il titolare stesso dell’azienda, la maggior parte del tempo sono portati a prestare attenzione ed energia ad attività non legate strettamente alla selezione; scelgono i candidati come spesso scelgono i fornitori: sono simpatici? Sono affidabili? Hanno il prodotto/l’esperienza giusta? Sono logisticamente vicini all’azienda?
  • Il tempo è denaro: il consulente presenterà all’azienda la rosa finale dei candidati, le cui skills coincidono con quanto l’azienda va cercando e sono completate da un nugolo di aspetti correlati che indicano quanto rapidamente quel candidato riuscirà a essere produttivo in azienda, quale sarà il valore aggiunto reale che potrà portare, quanto sarà facile o difficile fargli acquisire nuove modalità operative o nuovi approcci a problemi che già conosce, quando, insomma, quell’investimento in stipendio inizierà a trasformarsi da costo a valore. Il tempo che il consulente sa di dover tenere in forte considerazione non è infatti esclusivamente il tempo che il titolare, o chi per lui all’interno dell’azienda si occupa di selezionare la risorsa, risparmia affidandola a terzi, ma soprattutto il tempo –e il denaro- che l’azienda rischia di buttare via inserendo il candidato che, auspicabilmente entro il periodo di prova, dovesse rivelarsi sbagliato. Non solo il costo del tempo dedicato a ricercare il candidato migliore, ma:
    1. il costo del consulente del lavoro per assunzione e chiusura del rapporto per mancato superamento periodo di prova (con relativi conteggi di ferie, ratei e 13esima maturati);
    2. il costo degli stipendi del candidato e delle persone affiancategli per inserirlo e fare il passaggio di consegne;
    3. il costo in termini di destabilizzazione dell’ambiente nel quale viene inserito e poi di nuovo allontanato; al netto dei danni più o meno diretti che può procurare sulla produttività e sull’immagine dell’azienda verso il suo mercato;
    4. il costo che l’azienda sosterrà senza avere una data di fine, nel caso in cui l’inadeguatezza del candidato scelto dovesse emergere successivamente al termine del periodo di prova.

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  • Come accennato poco sopra, il consulente non è un corpo estraneo all’azienda, ma un professionista con competenze specifiche che gli consentono di entrare all’interno dei processi aziendali e comprenderli in breve tempo, individuando di pari passo quali sono le caratteristiche “soft” necessarie che il candidato deve avere per potersi inserire rapidamente e in maniera proficua nel contesto per il quale si sta candidando. Ovvero è un professionista capace di individuare quegli elementi chiave utili a trasformare un candidato in un vantaggio economico per l’azienda che lo accoglie.
  • Un ultimo aspetto che spesso passa sotto traccia: le persone che in azienda sono davvero in grado di fare la differenza definiscono nuovi e più elevati standard di produttività, di modalità operative e di atteggiamento portando tutti quelli che stanno loro intorno o che si relazionano con essi ad adattarsi verso l’alto, a migliorare la loro quotidianità pur di “non rimanere indietro”.

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In questo modo l’inserimento di un nuovo elemento in azienda diventa un’opportunità di miglioramento per tutta la struttura e di trascinamento di almeno una parte di collaboratori a produttività media/mediocre verso un’area di produttività maggiore, statisticamente occupata nelle aziende da un risicato 20% che paga lo stipendio a molti degli altri…

Siete ancora sicuri che farsi guidare dall’istinto sia un VERO risparmio?!

 

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Coronavirus

 

 Coronavirus

di @elisabettaonofri

Alla sera al calar del sole, spuntano le prime stelle… E una luna timida inizia ad affacciarsi su un cielo di velluto blu.

Solo in questi momenti dove la notte impalpabile ricopre ogni cosa, sembra che tutto sia tornato normale….

Incredibile e surreale è invece il giorno. Un male impietoso e violento miete vittime ogni dì.

Giovani, adulti, anziani e ragazzi, vengono strappati alla vita a volte dopo lunga agonia in reparti ospedalieri, da soli, per via del contenimento del virus e senza aver visto i loro familiari più cari e aver potuto dar loro l’abbraccio finale prima del viaggio eterno. Che tuffo al cuore!.

Tragedie di questo tipo sono all’ordine del giorno… Muoiono anche medici e infermieri, nell’adempimento del loro lavoro. Eroi vengono chiamati…ma spesso questa parola muore fra le labbra di chi resta a guardare ammutolito e sgomento.

Ogni giorno sembra un giorno di guerra, vi è il bollettino dei morti, dei contagiati e dei feriti. Il flagello l’hanno chiamato corona virus, e si sta spandendo in tutto il mondo a velocità incredibile.

Chi sta resistendo è posto ad un regime di quasi quarantena: chiusi nelle proprie abitazioni e con limitazione consistenti alla libera circolazione. Si può uscire solo per fare la spesa o recarsi dal dottore.

Le città che prima pullulavano di persone, negozi, auto, biciclette insomma di  vita con i suoi ritmi altelenanti sembrano solo un lontano ricordo.. quasi frammenti vaghi di sogni ad occhi aperti di un passato indefinito.

Ora attorno c’è il nulla . Le città sono cattedrali vuote e c’è solo qualche remoto segno di presenza umana. Persone nascoste nelle loro abitazioni per evitare il contagio di un virus letale.

“Restate a casa”  è diventato il mantra proposto da ogni mezzo di comunicazione, come unica risposta ormai valida per non ammalarsi.

Le poche persone che circolano hanno una vestizione obbligata, fatta di mascherine per coprire naso e bocca e guanti. Poi ci sono le distanze da mantenere fra le persone, almeno un metro recitano gli esperti. Quando  ci sin incontra con lo sguardo dell’altro nessuno è davvero esonerato dal pensare che forse l’altro possa essere l’untore.

Queste distanze creano gelo  paralizzando di più le persone, soprattutto quelle che prima si salutavano con un abbraccio o una stretta di mano, tipico della cultura nostrana.

Mia nonna mi ripete che dopo la guerra questo è uno dei periodi più bui che sta attraversando il mondo intero…

Come tanti altri mi chiedo quando quest’incubo collettivo finirà…

Si potrà allora tornare a vivere come prima? Rimarrà una ferita aperta per sempre , con  il suo carico di morti? E dopo?... e dopo come sarà?

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Il mondo HR accetta la sfida

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Il mondo HR accetta la sfida

di @chiaraiuliano

 Come gestire le relazioni con i clienti? Quali consigli suggerire ai propri dipendenti e ai candidati che ora, più che mai, sono alla ricerca di costanti rassicurazioni? È questa la sfida che il mondo HR è chiamato a raccogliere in una situazione senza precedenti.

 Chi possiede un’occupazione e chi ne è rimasto sprovvisto rivolge lo sguardo al mercato del lavoro che ora, agli occhi di tutti, appare così fragile. Senza tempo di riflessione alcuna, le aziende hanno annunciato il rigoroso smart-working. In taluni casi meno fortunati, invece, i lavoratori hanno assistito alla sospensione della produzione che dava loro un impiego. L’epidemia da COVID-19 ha spazzato via le carte in tavola seminando lo sconforto generale. Ed ecco così che le caselle elettroniche e le piattaforme di recruiting vengono continuamente bombardate.

 Un contributo fondamentale arriva dall’universo HR: come ricorda Guido Piacenza, Hr Director della Santander Consumer Bank, durante il webinar “Il ritorno delle risorse umane” di Life Based Value, è questo il momento in cui gli Hr recruiter devono diventare esperti di communication management. La comunicazione interna mantiene forte il legame del team: il lavoro si spinge verso la condivisione e il leitmotiv che deve essere suggerito dal settore HR della propria azienda è “fare network”. L’innovazione digitale è il salvagente comune che permette la nascita di veri e propri “digital workplace”. Sul versante esterno è necessario comunicare sempre con i propri clienti: mai allentare la presa e offrire loro tempestivo supporto. Così facendo si terrà alto il marchio di fabbrica.

 Le comunicazioni devono sostenere la vicinanza aziendale. Si tratta di diffusione di conoscenze legate però ad un contesto che cambia e, necessariamente, anche la stessa HR experience ne è coinvolta. In cosa consiste il cambiamento nell’HR? Si sente parlare di HR Digital Transformation, ossia il cambio di rotta verso la digitalizzazione a 360°. Il settore HR deve occuparsi primariamente del benessere dei dipendenti e promuovere lavoro “agile” e da remoto. L’area HR deve garantire esperienze lavorative che assicurino, in prima istanza, migliori performance dei propri collaboratori. L’employee experience ora più che mai ha mille motivi per subire un upgrade e la soddisfazione dei clienti sarà così un’automatica conseguenza.

 In concreto cosa deve fare oggi un esperto del mondo HR? Saper comunicare, lavorare sulle soft skill dei candidati e dei dipendenti e, ora più che mai, dare voce all’intelligenza emotiva. Una cosa è dunque chiara: dalla situazione attuale il ruolo dell’HR subirà uno sviluppo. Quando si parla di Innovazione tecnologica non si intende un banale uso della tecnologia a supporto della situazione momentanea. Che senso avrebbe altrimenti parlare di Innovazione? Gli Hr manager del futuro devono saper tener insieme tecnologia e capitale umano. L’introduzione di nuovi metodi deve aiutare i processi e i servizi futuri, come ribadisce Adriano Mureddu, Direttore risorse umane di Comdata Group. 

 Se l’economia si è vista costretta a subire le conseguenze del nemico, il mondo Hr, non solo prende le difese del Capitale Umano come è solita fare, ma combatte per il suo progresso.

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Speriamo nel futuro ai tempi del Coronavirus

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Speriamo nel futuro ai tempi del Coronavirus

di Claudio Grumo

Alcune considerazioni che vorrei condividere con chi mi segue sulla situazione coronavirus in Italia.

Sia che si parli di sanità, di politica, tanto quanto di economia o di socialità, la parola che più mi gira in testa è CAOS. Oggi si dice tutto ed il contrario di tutto con una velocità a dir poco imbarazzante. I professionisti di qualsivoglia categoria sono diventati tutti di colpo epidemiologi, virologi, politici, economisti. Ognuno dice oramai la propria "verità" senza alcuna cognizione di causa. Tutti con in tasca la Panacea miracolosa. Coloro che dovrebbero avere una sola idea ne hanno in contemporanea due o tre tutte contrastanti tra di loro. I giornalisti (altresì chiamabili ignobili giornalai, ma che sia chiaro, senza offesa per chi si alza alle cinque e trenta del mattino per recarsi nelle proprie edicole) sembrano essere sempre di più diventati servi del sistema, senza una propria ideologia. Si inventano fake news e se le smentiscono vicendevolmente con scambi di accuse becere.

La politica dal canto suo ci sta mettendo ogni sacrosanta pezza giustificativa per rendere questo caos ancora maggiore, con tante belle parole dette da destra e da sinistra totalmente insignificanti e prive di contenuti, senza alcuna soluzione concreta, ma solo per il gusto di trovare consensi di massa. La nostra Mina nazionale cantava "Parole parole parole, soltanto parole" e mai come in questo momento, il testo mi sembra che rispecchi il valore della nostra classe politica. I nostri dipendenti, sì vorrei ricordare a tutti che i politici sono nella realtà nostri dipendenti, pagati profumatamente da noi probabilmente vivono su un pianeta distante dal nostro anni luce. Che se ne dica e se ne voglia, nonostante i bei proclami (che neanche tanto belli sono visti i toni) di chi dovrebbe tranquillizzare il popolo, oltre che chiacchiere, sì proprio quelle chiacchiere da bar dello sport, non viene fatto nulla. 

La situazione nel nostro Paese è ogni giorno più tesa, le persone sono chiuse in casa, senza avere la possibilità di uscire, ma non voglio sindacare se è costituzionalmente corretto o no perchè già solo con questo argomento ci troveremmo in un ginepraio dal quale non ne usciremmo vincitori. Aumentano sempre di più i disagiati ed i suicidi, per quella che stanno chiamando quarantena ma che sarebbe più corretto definirla per onestà intellettuale arresti domiciliari, ma si sa, suvvia, senza mezzi termini, l'onestà non è di casa della nostre classe politica.

La situazione economico-sociale è oramai al collasso. Le famiglie, le imprese, le aziende, le società, tutti sono con il culo per terra, mi scuso per il termine culo, ma è il termine meno impietoso e volgare che riesco a pronunciare per ciò che sta capitando. L'economia italiana non è soltanto ferma, ma è ad un passo dal baratro. Avete presente Mufasa, il Re Leone, quando attaccato con le unghie per non precipitare nel vuoto, chiede aiuto al fratello Scar, che lo aiuta sì, ma a finire di sotto piantandogli i propri artigli sulle zampe che lo tengono ancora debolmente ancorato al precipizio? Ecco... il Paese è Mufasa, i politici sono Scar e la fine ahimè... è proprio quella del cartone animato Walt Disney... Il Re Leone si schianta al suolo e muore inesorabilmente.

Lo Stato, e mi fa quasi schifo mettere la lettera maiuscola, non ci sta aiutando minimamente. Il collasso economico nazionale è prossimo. Quello Stato che ci è tanto vicino e ci abbraccia quando ci chiede i soldi, quello Stato che ci ricorda con vigore svizzero scadenze ed obblighi, ma che si distanzia neanche fossimo appestati ed assassini quando ci deve aiutare.

Le famiglie non hanno più entrate, gli asili sono chiusi ma bisogna pagare la retta, il mutuo forse potrebbero sospenderlo ma "te se magnano di interessi", le bollette non sono sospese, e non credo necessiti una laurea alla Bocconi per capire che arriveranno bollette molto più salate sia di luce che di gas, gli affitti non sono minimamente regolamentati e uno tra locatore e locatario sicuramente ci perde pesantemente. Aziende, imprese e società hanno avuto la gentilezza di avere uno slittamento delle imposte e delle tasse di un paio di mesi, beh dai, non disperiamo, tra due mesi l'economia volerà e verranno pagate tutte (me lo perdonate il sarcasmo?). I fantomatici prestiti garantiti dallo Stato sono il classico specchietto per le allodole dove ti fanno vedere che ti danno qualcosa, ma che nella fattispecie vanno ad arricchire solo chi va dolcemente a braccetto con i governanti ovvero il sistema bancario. Il provvedimento quello che ci salverà dal baratro è sempre il prossimo, in quello attuale purtroppo non si sono ancora accordati. Ma siccome la nostra classe politica è misericordiosa ha offerto a qualcuno i provvidenziali 600 euro che sicuramente servono... sì a farci sentire degli elemosinanti. 

Il CAOS regna sovrano ed il popolo è stanco, stanco delle continue prese per i fondelli, delle continue promesse marinaresche, stanco dei continui cambi di idee, opinioni e programmi. L'unica cosa che è più chiara di questo caos è la mancanza di aiuti e di soluzioni che possano far rialzare la testa e rilancino l'economia.

Le uniche realtà che ci accomunano si possono riassumere nella paura, nell’incertezza, nel vivere all’addiaccio, nel non sapere come fare a mandare avanti la propria famiglia e la propria azienda. Queste certezze si sentono tangibilmente mettendo il naso fuori dal balcone o facendo una telefonata. Nel ruolo che mi compete, i clienti che sento per cercare di dargli il massimo supporto possibile, per ciò che ovviamente è in mio possesso, dicono tutti la stessa frase: “ho paura, non so se ce la farò ad andare avanti, ho timore per me e per la mia impresa, per i miei dipendenti”. Ogni giorno queste paure sono sempre più forti. E dare loro risposte e soluzioni è ovviamente più complicato, quasi dovessimo giustificare gli errori e le nefandezze del governo.

Chiudo con un aneddoto che mi è purtroppo capitato e che mi ha lasciato l'amaro in bocca, perchè è sintomatico della situazione attuale. Tra le attività di cui mi occupo come consulente aziendale vi è la ricerca e selezione di figure professionali per le aziende che affianco. Una di queste aziende che distribuisce disinfettanti e dpi, che quindi è rimasta aperta, mi ha incaricato di trovargli una persona per una posizione libera all'interno della sua struttura. Io come da prassi ho pubblicato l'annuncio e tra i primi CV arrivati ve ne sono due che hanno dell'incredibile. I due che si sono candidati son due titolari (oramai ex) di attività, hanno due negozi in due paesi del novarese e del vercellese, e hanno deciso di chiudere perchè già impiccati adesso e non sanno come andare avanti preferendo quindi guardarsi in torno. Queste due persone, entrambe con voce sommessa mi hanno detto che hanno buttato via anni di lavoro e i loro risparmi per una situazione che non si sono cercati e che mai avrebbero voluto.

Riflettiamo…

Nel frattempo 0 relazioni sociali (che fa comodo ai signori governanti che ci tengono distanti e condizionabili), cantiamo Inno di Mameli, esponiamo bandiere, inneggiamo al patriottismo e mettiamo l’Hastag #andràtuttobene

Ad Maiora Italia

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