Cosa ci motiva veramente?

 

di F.Sanità

 

Cosa ci motiva veramente?


Negli ultimi anni le aziende dei nostri clienti lamentano l'inefficacia del personale, questo a volte sembra essere uno scoglio insormontabile.
 
Spesso ci troviamo  ad ascoltare lamentele sull’improduttivita’ dei collaboratori, sulla loro scarsa definizione e gestione delle priorità e sulla mancata pianificazione; tutto questo non permette di raggiungere i risultati attesi. E quando al termine dello sfogo chiedo il “Perché?” di tutta questa insoddisfazione, mi sento rispondere:  
"Non sono motivati".
  
Ultimamente quello della motivazione è un tema piuttosto popolare sul web. Sui social, da YouTube a Facebook, video come se piovesse di gente che ti incita, che ti fomenta, che ti dice che se ci credi (ma per davvero) allora “ce la farai”.
Non si sa bene a fare cosa, perché chi pubblica questi video non sa esattamente cosa tu debba fare, ma intanto ti dice che ce la farai.

Realmente cos’è che motiva le persone a svolgere il propio ruolo in maniera efficace?  
Perché in molte aziende le persone “funzionano” bene e in altre no? Cosa differenzia le aziende con dipendenti produttivi da quelle con personale poco efficiente e demotivato? 
Sicuramente introdurre incentivi, premi, programmare contest possono essere iniziative strategiche, ma sono abbastanza sufficienti per creare e mantenere la giusta motivazione?
 

Quando si parla di motivazione di solito si pensa a qualcosa che viene dall’esterno, come il discorso alla squadra di Al Pacino prima della partita che decide il campionato in Any Given Sunday (“in questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro”, cit.)
Non molto diverso dal “se ci credi davvero ce la puoi fare” del motivatore da web, anche se Al Pacino è decisamente più credibile e convincente.
Questa azione in parte funziona, la squadra entra in campo con la voglia di spaccare il mondo, ma l’effetto del discorso ispiratore dura poco e durante la partita o quando gli avversari sembrano prendere il sopravvento devi metterci del tuo. In particolare, la motivazione esterna non funziona al livello di self-actualization, per dirla con Maslow. 
I fattori di motivazione più efficaci e duraturi sono infatti quelli interni. Non ci sono scorciatoie.

“Pensate al complesso di assunti e protocolli alla base del nostro mercato, a come motiviamo la gente, a come applichiamo le risorse umane, è costruito integralmente su questi motivatori esterni, il bastone e la carota. Questa cosa va bene in molte attività del 20° secolo, ma per le attività del 21° secolo questo approccio meccanicistico di ricompensa e punizione non funziona.”
 
Queste sono le parole dell’autore ed esperto di motivazione Dan Pink nel suo TED talk intitolato Il puzzle della motivazione”.
Mi ha particolarmente colpita perché non si sofferma su concetti astratti, ma su definizioni precise per identificare cosa ci motiva e cosa realmente mette le persone nelle condizioni di costituire valore aggiunto.
Con questi presupposti Pink spiega il “disallineamento fondamentale” che esiste tra scienza e business.
 
Pink inizia il suo discorso delineando un esperimento di psicologia popolare noto come il “problema della candela”. L’obiettivo è quello di utilizzare le puntine e i fiammiferi per fissare una candela alla parete. La maggior parte delle persone si fa avanti con soluzioni intelligenti, ma alla fine sbagliate. La risposta giusta comporta lo svuotamento della scatola di puntine e l’attaccare la scatola al muro, creando così una piattaforma per la candela.
Il mondo business è pieno di “problemi della candela”, sostiene Pink. In tutto il mondo, le aziende chiedono ai loro dipendenti di risolvere problemi che richiedono risposte non ovvie e sempre più complesse. Ma c’è un problema alla base, il modo in cui le aziende motivano le persone a risolvere questi problemi è completamente sbagliato: loro si basano su incentivi come i bonus, i benefit, e roba gratis, mentre tutta la scienza suggerisce che questo non funziona. 
Uno studio a cui fa riferimento ha coinvolto due gruppi di studenti universitari che svolgevano attività creative cronometrate. Ad un gruppo è stato detto che avrebbero guadagnato più soldi se avessero finito il lavoro più velocemente. L’altro gruppo non avrebbe guadagnato nulla.  Sorprendentemente, il gruppo con il maggior incentivo finanziario ha fatto peggio in generale. L’esperimento e i suoi risultati sono stati replicati da allora in innumerevoli forme diverse, dice Pink. 
 
“La cosa allarmante è che il nostro sistema operativo aziendale – si pensi alla serie di presupposti e protocolli dietro alle nostre imprese, a come motiviamo le persone, a come adoperiamo le nostre risorse umane – è costruito interamente intorno a questi motivatori estrinseci”.
Per i lavori del 21 ° secolo, questo può portare a enormi perdite di risorse e ore di tempo sprecato. Se le aziende vogliono essere efficaci, dice Pink, hanno bisogno di adottare un nuovo approccio. Questo nuovo approccio si basa sul dare ai dipendenti tre cose fondamentali: l’autonomia sul lavoro, la sensazione di poter avere la padronanza di ciò che fanno, e un più grande obiettivo da raggiungere.
Nel suo discorso, Pink affronta solo l’autonomia. Per fare degli esempi, egli guarda alle aziende tech che ogni tanto danno ai loro dipendenti la libertà di lavorare su quello che vogliono. A  Google, per esempio, i dipendenti hanno avuto l’ormai famoso orario 80/20. I dipendenti possono scegliere di spendere l’80% del loro tempo lavorando e il 20% su progetti di natura creativa. L’iniziativa ha portato a successo come Google News, Gmail, AdSense.La padronanza è fondamentale perché la gente ha bisogno di sentire che sta facendo progressi per rimanere impegnata. Ma senza scopo, quel progresso diventa banale e insoddisfacente.

Prima di interrogarci sull’essere motivati, poniamoci la domanda su un concetto diverso: Abbiamo uno scopo? 

Incentivi e qualsiasi sistema premiante non possono essere più forti dello scopo personale: 
“Se riuscissimo ad andare oltre questa pigra, pericolosa ideologia di carote e bastoni, potremmo rafforzare le nostre imprese, ed essere in grado di risolvere molti di questi ‘problemi della candela’, e forse, forse – saremmo in grado di cambiare il mondo”.

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Le conseguenze dell’acquisto di titoli pubblici da parte di una banca centrale

Data l’attualità dell’argomento in seguito all’ipotesi, di una cancellazione o quanto meno una non contabilizzazione della parte del debito pubblico italiano detenuta dalla BCE, riproponiamo un articolo dell’economista Paul De Grauwe. 
Autorità riconosciuta a livello internazionale nel campo della politica monetaria che ci illustra nei dettagli tecnici le conseguenze dell’acquisto titoli pubblici da parte di una banca centrale, soffermandosi  poi in particolare sul caso specifico della banca centrale di un’unione monetaria tra paesi privi di unione fiscale, come è l’eurozona.
Come spega De Grauwe, una  ipotesi di questo genere non avrebbe nulla di tecnicamente od economicamente infattibile, in quanto non comporta oneri o perdite a carico di nessuno, se non la rinuncia al lucro sugli interessi  dei titoli della BCE che vengono redistribuiti tra i paesi dell’unione in percentuale della quota di capitale di ciascuno.  Evidentemente lo scandalo di queste ore attiene a considerazioni più che altro legate ad una resistenza politica a gestire in maniera coordinata e condivisa quel pasticciaccio brutto che si è rivelata l’unione monetaria. 

di Paul De Grauwe, Yuemei Ji, 14 giugno 2013
Traduzione di Ugo Sirtori

 

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COME REALIZZARE LA TUA RETE VENDITA EFFICACE

 

 

 

 Di M. Siciliano

Come molti colleghi, visito decine di imprenditori e aziende tutti i mesi e spesso mi sento ripetere lo stesso refrain…Dobbiamo vendere di più…e ascolto le mille soluzioni mirabolanti che si stanno valutando…dall’ e –commerce alla costituzione ed implementazione di reti commerciali… con inevitabile corollario del perché le soluzioni finora proposte non hanno funzionato…

Analizziamo insieme l’esigenza che hanno le aziende di vendere di più e le soluzioni che trovano per raggiungere questo obiettivo.

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Legge di Bilancio 2018: le Misure per le Imprese

 

- di Alma Mazziotta.

Particolarmente ricco il quadro delle misure introdotte dalla Legge 205 del 27 dicembre 2017 a beneficio delle imprese: tra conferme, ampliamenti e nuove misure introdotte ex novo, ci troviamo di fronte a diverse opportunità che le aziende dovrebbero conoscere e di cui è utile fare una breve trattazione.

Partiamo dalla proroga del super e iper ammortamento, confermata per un anno ma con percentuali differenti.
Il Super ammortamento, introdotto al fine di incentivare e stimolare gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi da parte delle imprese italiane, prevede ora una maggiorazione del valore dei beni ai fini della deducibilità fiscale dei relativi ammortamenti del 130 per cento in luogo del 140 per cento.
Mentre gli acquisti di autocarri inerenti l’attività svolta sono ammissibili al beneficio fiscale del super ammortamento anche nel 2018, la misura non sarà più applicabile alle auto strumentali.
Si attendono sviluppi in seguito alle dure critiche riservate dal settore auto al governo per questo mancato rinnovo.
Relativamente all’Iper ammortamento invece, è stata prevista una maggiorazione del 150 per cento del costo di acquisizione dei beni materiali strumentali nuovi ricompresi nell’Allegato A annesso alla Legge di Bilancio 2017 ( piano “Industria 4.0” ).

Trova conferma nella Legge di Bilancio 2018 anche l’agevolazione definita “ Beni strumentali- nuova Sabatini” con il rifinanziamento Sabatini ter: sono previsti 330 milioni di euro nel periodo 2018-2023, così modulati negli anni: 33 milioni di euro per il 2018, 66 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019-2022 e di 33 milioni di euro per il 2023. L’agevolazione prevede l’erogazione di un contributo in conto esercizio, a parziale copertura degli interessi relativi al finanziamento stipulato per l’acquisto/ acquisizione in leasing di beni strumentali nuovi da parte delle PMI.
Restano esclusi liberi professionisti, studi professionali e Associazioni tra professionisti, a meno che non siano costituiti come impresa di piccola e media dimensione, che alla data di presentazione della domanda risulti iscritta nel Registro delle imprese.

Passiamo invece ad una novità introdotta dal 2018: il credito per la formazione nel settore tecnologie 4.0, ovvero un credito di imposta del 40 per cento per acquisire/ consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Industria 4.0 – con un importo massimo annuale del bonus di euro 300.000 – pari al 40% del costo aziendale del personale dipendente.
Può beneficiare dell’incentivo qualsiasi tipo e forma di impresa: impresa familiare, individuale o societaria, contribuenti minimi o forfettari, semplificati oppure ordinari. Il credito non concorre alla formazione della base imponibile IRPEF, IRES o IRAP ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione con modello F24.

I commi da 89 a 92 della Legge di Bilancio 2018 successivamente, riconoscono un credito di imposta relativo alle spese sostenute per la consulenza relativa alla quotazione PMI su mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione, nella misura del 50 per cento delle spese sostenute ( attenzione: vengono riconosciuti i soli costi di consulenza). Il bonus fiscale spetterà solo nel caso di ottenimento dell’ammissione alla quotazione e il credito che ne scaturirà, potrà essere fruito solo in compensazione di altre imposte dal 2019. Per l’individuazione delle PMI destinatarie di tale agevolazione, il legislatore rinvia espressamente alla definizione contenuta nella normativa europea (raccomandazione 2003/361/Ce). Quest’ultima prende in considerazione tre criteri: numero di occupati, fatturato annuo, totale di bilancio annuo. Viene istituito uno specifico credito di imposta a favore delle imprese culturali e creative, strettamente connesso alla loro attività. Più precisamente il credito, spetta nella misura del 30 per cento dei costi sostenuti per attività di sviluppo, produzione e promozione di prodotti e servizi culturali e creativi. Il legislatore definisce puntualmente le imprese culturali e creative beneficiarie del credito, stabilendo che si tratta di imprese o soggetti con sede in Italia, Stato UE o Stato aderente allo Spazio Economico Europeo, ( purché si tratti di soggetti passivi di imposta in Italia), il cui oggetto sociale, in via esclusiva o prevalente sia l’ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o gestione di prodotti culturali. Il credito, riconosciuto nel limite di spesa di Euro 500.000 per l’anno 2018 e di un milione per il 2019 e 2020, non concorre alla formazione della base imponibile ed è utilizzabile in compensazione nel modello F24. E’ bene sottolineare inoltre che non concorre alla determinazione del rapporto rilevante per la deducibilità degli interessi passivi, delle spese e degli altri componenti negativi.

Un altro specifico credito di imposta, commi 319 - 321 Legge 205/2017, è introdotto a sostegno della vendita di libri al dettaglio: l’agevolazione è infatti riconosciuta agli esercenti attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettagli di libri con codice ATECO principale:
47.61 COMMERCIO AL DETTAGLIO DI LIBRI IN ESERCIZI SPECIALIZZATI 47.79.1 COMMERCIO AL DETTAGLIO DI LIBRI DI SECONDA MANO
Beneficiari dell’agevolazione saranno quindi gli esercenti di piccole librerie che non risultano ricomprese in gruppi editoriali dagli stessi nella misura massima di 20.000€ mentre, per gli altri esercenti la misura massima è di euro 10 mila.
Il credito di imposta, spettante a partire dal 2018, è riconosciuto nel limite di spesa di 4 milioni di euro per il 2018 e di 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2019 e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP. E’ parametrato agli importi pagati a titolo di IMU, TASI e TARI con riferimento ai locali dove si svolge l’attività di vendita di libri al dettaglio e sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione nel modello F24.
La determinazione delle modalità di attuazione del credito di imposta è affidata ad un successivo decreto ministeriale.

Come ultima agevolazione della trattazione segnalo infine, a favore di TUTTE le imprese, il nuovo riconoscimento di un credito di imposta per l’acquisto di prodotti realizzati con plastica riciclata.
Oltre ad essere particolarmente vantaggiosa, l’agevolazione ha l’onorevole scopo di incrementare ed incentivare il riciclaggio delle plastiche miste e degli scarti non pericolosi dei processi di produzione industriale e della lavorazione di selezione e di recupero dei rifiuti solidi urbani, in alternativa all’avvio al recupero energetico.
La misura agevolativa è riconosciuta per ciascun anno del triennio 2018, 2019 e 2020 nella misura del 36 per cento delle spese sostenute e documentate per i suddetti acquisti, in ogni caso fino all’importo massimo annuale di euro 20.000 per ciascun beneficiario.

Il credito:

  • Deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento
  • Non concorre alla formazione del reddito
  • Non concorre alla determinazione del rapporto rilevante per la deducibilità degli interessi passivi, delle spese e degli altri componenti negativi
  • È utilizzabile esclusivamente in compensazione nel modello F24
  • Non è assoggettabile al limite annuale di 250 mila euro previsto dall’articolo 1 comma 53 Legge 244/20017
  • È utilizzabile a partire dal 1° Gennaio del periodo di imposta successivo a quello in cui sono stati effettuati gli acquisti agevolati.



Anche in questo caso, la determinazione delle modalità di attuazione del credito di imposta è affidata ad un successivo decreto ministeriale.

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