La difficile arte del colloquio di selezione

di Claudio Malossi
Quando un’azienda inserisce nuovi candidati nel proprio organico di fatto sceglie le persone che determineranno, in modo più o meno rilevante a seconda dei ruoli che ricopriranno, i successi o gli insuccessi dell’azienda stessa.

La maggior parte degli imprenditori ne è indubbiamente consapevole e ponegrande attenzione al processo di selezione, dedicando tempo ed energie a questa attività. Spesso gli imprenditori stessi si impegnano in prima persona per i ruoli più importanti oppure, di volta in volta, coinvolgono le Risorse Umane e alcuni dei propri collaboratori più fidati per scegliere i candidati da inserire.

Il colloquio di selezione, però, è un passaggio molto delicato e non è detto che  chi se ne occupa possegga gli strumenti adeguati per non incorrere in alcunierrori di valutazione che potrebbero portarlo verso scelte sbagliate.

Un errore classico, e ormai noto a tutti, consiste nel soffermarsi esclusivamente sulle competenze tecniche dei candidati trascurando invece altre competenze trasversali quali ad esempio la capacità di apprendimento, la capacità di gestire lo stress, l’attitudine a lavorare in team, il controllo, la tolleranza, le attitudini relazionali, la capacità di ascolto, la metodicità, la flessibilità, la creatività, il dinamismo, ecc. Molto frequentemente non si riconosce la giusta importanza alle caratteristiche comportamentali e al potenziale. Questi aspetti invece risultano fondamentali nel determinare i risultati che le persone che assumiamo potranno poi raggiungere.

 

Da metà anni 90 Daniel Goleman ci insegna che gli elementi che costituiscono la cosiddetta intelligenza emotiva sono quelli che probabilmente influenzano maggiormente la vita dell'uomo. Queste capacità però erano, e in gran parte sono tutt’ora, sottovalutate, ignorate o non considerate dai selezionatori inesperti come elemento rilevante. Inoltre anche gran parte di quelli che ne riconoscono l’importanza non posseggono gli strumenti adeguati per valutarle oggettivamente e quindi cercano di individuarle in modo empirico durante il colloquio, spesso con risultati contrastanti. 

Partiamo dal presupposto che il ruolo dell’intervistatore è indubbiamente difficile. L’attività di chi ascolta richiede un atteggiamento tutt’altro che passivo nei confronti dell’interlocutore, tuttavia il fatto che l’intervistatore segua il discorso del candidato con attenzione non significa che acquisisca ed accetti ogni idea/opinione/descrizione espressa, senza esercitare un minimo di attività critica.

 

Si può affermare, anzi, che l’ascolto e l’osservazione sono in funzione dell’analisi critica dei contenuti e della relazione, intendendo con i primi i temi trattati nel discorso e con la seconda le modalità di espressione e di comunicazione interpersonale. In alcune interviste, però, si incontrano persone che appaiono molto convincenti, che cioè portano l’intervistatore ad un atteggiamento di accettazione acritica e di condivisione globale. Questa ipotesi si rileva più frequente di quanto si creda e dà luogo a quello che noi definiamo “effetto specchio”, ovvero un comportamento di scelta basato sulla maggiore affinità tra esaminatore ed intervistato. Il rapporto che si instaura tra il selezionatore e il candidato potrebbe dunque diventare più emotivo che professionale comportando la perdita di capacità di giudizio e osservazione critica. Questa è una situazione in cui anche un selezionatore con anni di esperienza potrebbe invischiarsi.

Sia per ovviare a questo problema, ma soprattutto per ricavare un analisi oggettivamente attendibile delle caratteristiche comportamentali dei candidati, noi utilizziamo una metodologia efficace e collaudata.  Essa prevede inizialmente la somministrazione al candidato di un test sul potenziale che produce un quadro molto dettagliato di 10 dimensioni della sfera comportamentale della persona e di 4 dimensioni della sfera professionale. A seguire organizziamo un colloquio strutturato in cui parte delle domande che poniamo  sono correlate alle risultanze del precedente test. In questo modo troviamo spesso la conferma oppure, più raramente, anche la parziale smentita di quanto rilevato. Tutto il processo è estremamente consolidato e impostato per evitare che l’intervistatore si ritrovi involontariamente trascinato a giudicare sulla base dell’emotività ma riesca bensì ad individuare con ragionevole certezza la persona giusta.

Proviamo a calcolare quanto costa ad un’azienda l’inserimento di una persona non adeguata che probabilmente non garantirà il rendimento atteso o che addirittura dovrà essere sostituita. Siamo sicuri che sia sano ostinarsi a risparmiare sulle attività di recruiting?

C’è un vecchio detto che dice “chi più spende meno spende”. Ecco, credo che un investimento oculato da parte delle aziende verso un’attività di ricerca e selezione del personale gestita in modo professionale confermi appieno la validità di questo proverbio. 

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5 buone pratiche per iniziare al meglio il nuovo anno

 

 

Abbiamo chiesto ai nostri consulenti di dare dei consigli ai nostri clienti per iniziare con lo spirito giusto il nuovo anno e le sue sfide. Ne sono arrivati tanti, ma ne abbiamo scelti cinque, che secondo noi sono la base per ogni ulteriore riflessione sulle opportunità di crescita della propria azienda.

Avere chiara la meta e trasformarla in piccoli traguardi giornalieri e mensili.  

Prendiamo in prestito una riflessione molto bella di José Mourinho di cui condividiamo il pensiero:

 "L'essere umano ha bisogno di proiettarsi nel futuro che desidera per ottenere quello che si propone. Quello che lo mette in moto è la mission , la sfida. E nonostante questo di solito evitiamo gli obiettivi, le mete perché generano in noi noia ed in molte occasioni ansia (questo perché sono altre persone quelle che cercano di stabilire la nostra mission e compierla ci sembra impossibile). Soltanto quando l'obiettivo, ambizioso, lo consideriamo allo stesso tempo realistico e quando quell'obiettivo  ci emoziona a tal punto di elevare le nostre capacità, possiamo vivere la vita che meritiamo. Chiediti: quali mete hai stabilito? Trasforma questi obiettivi generali, astratti in punti di arrivo, misurabili raggiungibili, stimolanti e specifici. Definisci traguardi mensili, concreti, per raggiungere questi obiettivi. Il successo dev'essere definito punto per punto. Non si improvvisa niente."

 

Basati sulle opportunità e non sui problemi

Siamo d’accordo con l’idea di Drucker: il maggior valore di un’impresa è la sua capacità di anticipare e di investire nelle opportunità del domani. L’organizzazione deve sempre basarsi sulle opportunità invece che sui problemi e deve essere sempre orientata alla performance. Essere orientati alla performance significa porsi standard elevati sia per il gruppo che per il singolo.

 
Sbaglia, capiscilo, ammettilo, impara.  

Sbaglierete. Sbaglierete scelte, la valutazione di un collaboratore, definizione del prezzo del vostro prodotto di punta, sbaglierete a identificare il vostro prodotto di punta, aggiungerete qualche punto percentuale di troppo al budget, ma l’unico errore irreparabile è smettere di imparare dagli errori, non mettersi in discussione, accusare altri di valutazioni sbagliate fatte in azienda, smettere di considerarsi il primo responsabile di ogni passo del cammino che è la gestione aziendale.

Delega

E’ difficile da fare, ma è importante per la tua impresa utilizzare maggiormente la delega di responsabilità. In questo modo incentiverai la crescita dei tuoi collaboratori, aumenterai il loro coinvolgimento e, così avrai il tempo necessario per dedicarti alle strategie di sviluppo.

Usa meglio il tuo tempo

Dai la precedenza alle attività importanti ma non urgenti (es. lo sviluppo di relazioni, la pianificazione sul lungo termine, la formazione, la prevenzione, ecc.), a tutte quelle cose cioè che sai di dover fare ma che non ti decidi mai ad iniziare. In questo modo limiterai i problemi, non ti lascerai soffocare dalle urgenze, ma alimenterai le opportunità.

 

E voi con quali strategie affronterete questo nuovo anno? 

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Gli 8 Errori che stanno rallentando la crescita della tua azienda

 

 

 

Siamo arrivati alla fine dell’anno e il mese di dicembre è notoriamente tempo di bilanci, di riflessioni su ciò che è stato l’anno che si sta per concludere e quello che si sogna per l’anno nuovo. E’ così nella vita privata, ma è così anche e soprattutto nella vita delle aziende.  


E’ utile comprendere le ragioni alla base di un successo, quelle che hanno prodotto risultati negativi o distanti dalle aspettative, quello che non ha proprio funzionato. Su questi dati analitici bisogna formulare nuovi obiettivi e nuove tattiche per perseguire le strategie definite. A volte bisogna rivedere tutto, altre si devono aggiustare solo piccole cose.

Qualsiasi sia la situazione in cui vi trovate, prima si capisce l’origine degli errori commessi, prima si riuscirà a rimettersi sul binario corretto e riprendere la corsa e riguadagnare terreno.


Abbiamo chiesto ai nostri consulenti di indicare quali sono gli errori più comuni che si trovano a correggere in azienda e che impediscono all’azienda di proliferare.
Se vi riconoscete in uno o più dei casi descritti, parlatene con un nostro consulente!


Basarsi su valutazioni soggettive e non su dati oggettivi e KPI

Nelle aziende è ancora molto diffusa l'abitudine a prendere decisioni lasciandosi guidare da impressioni soggettive, anziché basarsi su dati numerici oggettivi che spesso sono del tutto assenti o che, quando esistono, vengono ignorati o sottoutilizzati. Questo comporta la tendenza a ragionare sulle problematiche, e sulle soluzioni, senza utilizzare le informazioni a disposizione -quando ci sono- o senza essersi preoccupati di raccoglierle per poter analizzare correttamente ciò che succede. La carenza di informazioni produce analisi superficiali, che spesso portano le aziende a non capire quali sono i veri problemi dell’attività e a individuare soluzioni parziali o di tamponamento.  

Non avere una visione strategica

Se da una parte l’imprenditore rimane il motore primo della vita in azienda grazie alle sue intuizioni e alla sua capacità di essere un collettore di risorse e di energie, dall’altra viene spesso sottovalutata l’importanza di comunicare ai collaboratori dove l’azienda vuole andare, quali sono gli obiettivi e gli standard che devono essere rispettati, come si vuole essere presenti sul mercato. Tutto questo si riassume con una chiarezza di visione strategica, che non sempre è limpida e definita e questo rende difficile la condivisione ed il perseguimento degli obiettivi.

Nei casi peggiori la conseguenza è, per chi lavora in azienda, la percezione di essere in balia degli eventi e poco competitivi sul mercato.

Sottovalutare l’importanza di una corretta gestione amministrativa dell’azienda

Spesso le aziende tendono a concentrarsi solo sui rapporti con i clienti e i fornitori preoccupandosi quasi esclusivamente di incassi e pagamenti. Per assicurarsi dei buoni risultati è fondamentale confrontarsi assiduamente con il proprio fiscalista, che rappresenta l’intermediario con il Fisco, e che è in possesso degli strumenti necessari per affrontare un sistema normativo in continua evoluzione senza subirlo. Il Fisco non è necessariamente un nemico: solo una sottovalutazione della sua forza può farci trovare impreparati.

Gestire male gli errori commessi dal collaboratore

La normale reazione umana all’errore altrui è di giudicare chi l’ha commesso e rimproverarlo. Manager e imprenditori non sono ahimé alieni a queste logiche ed è difficile che accettino l’errore come effetto di una cattiva comprensione da parte del collaboratore o di mancanza di informazioni. Saper riconoscere l’errore e considerare l’azione sbagliata come un feedback mette nelle migliori condizioni tutti gli attori di agire per il meglio: il collaboratore non si sentirà giudicato ed eviterà quindi di mettersi sulla difensiva e il manager avrà più elementi a disposizione per capire l’origine del problema e correggere il proprio modo di gestire le risorse riuscendo a liberare il loro potenziale.

Accontentarsi di basse performance dei collaboratori

Accettare compromessi sulla qualità del lavoro di un collaboratore porta lentamente ma inesorabilmente l'azienda ad un calo di performance. Perché? Perché il collaboratore inefficace diventerà prima o poi lo standard di riferimento disincentivando tutti a lavorare duramente, comunicherà in maniera sbagliata gli standard aziendali alla clientela, impatterà negativamente sugli utili e quindi sulla possibilità dell'azienda nel lungo termine di fare investimenti e crescere magari assumendo personale più performante.


Gestire male la vendita

Ci si innamora talmente tanto del servizio o prodotto che l’azienda propone sul mercato da convincersi che il successo della vendita si basi prevalentemente sulla conoscenza del prodotto stesso e sul prezzo applicato. Questo non è più vero e un tale approccio, in un contesto ipercompetitivo e con un livellamento verso il basso dei prezzi e del servizio, tenderà a non produrre risultati in termini di vendita creando terreno fertile agli alibi. Questi ultimi vanno a celare il vero problema: la mancanza di capacità relazionali che sono le fondamenta del successo nelle trattative.

Affidare la propria immagine pubblica al cugino o allo stagista

Il web e i social sono diventati strumenti fondamentali per i veicolare i propri messaggi e i propri valori, consentono di avere un rapporto e un dialogo continuo con la propria clientela; sono una vetrina di quello che si è, un luogo dove rendersi accattivanti a nuovi clienti. Uno stagista o il cugino che pur abbiano le competenze di base non sono una risposta adeguata alla complessità delle strategie che bisogna mettere in atto per trasmettere i propri valori aziendali e curare la propria immagine pubblica.  

 

Non avere le Idee chiare sulle professionalità di cui si ha bisogno in azienda in fase di selezione

Aprire una selezione di nuovo personale in azienda è una prassi talmente abituale da aver perso nel tempo la sua connotazione strategica. Sottovalutare la forza che ha il poter inserire personale ad alto potenziale in azienda vanifica un’occasione rara di poter ridefinire verso l’alto gli standard che vogliamo perseguire in azienda. Ci si fa prendere dall’urgenza e delle esigenze immediate, senza ragionare in maniera adeguata sull’opportunità che una nuova risorsa potrebbe costituire in termini di nuovi ruoli, competenze, redistribuzione dei carichi di lavoro, definizione della modalità in cui vogliamo che venga trasferito valore in azienda. Inseguendo ciò che abbiamo perso rischiamo di non cogliere e di non riconoscere ciò che potremmo trovare guardando con occhi nuovi la sedia rimasta vuota.

Come dicevano gli antichi "Humanum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere", "cadere nell'errore è stato proprio dell'uomo, ma è diabolico insistere nell'errore per superbia". 

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21 domande ai colloqui di lavoro che sono studiate per metterti in difficoltà. Ecco come aggirarle

 

Di Rachel Premack e Jacquelyn Smith

A volte, le domande ai colloqui possono metterti in difficoltà o confondere. Gli intervistatori le pongono per saperne di più su di te – comprese le informazioni che potresti aver cercato di nascondere. Ecco come aggirarle.

I più scaltri responsabili delle assunzioni possono raccogliere un sacco di informazioni su di te, ponendo solo alcune domande ben scelte. Ma sebbene possano sembrare semplici, alcune sono in realtà progettate per farti rivelare informazioni che potresti aver cercato di nascondere. In altre parole: sono domande trabocchetto.

 “Per scoprire aree che possono riflettere incongruenze, i responsabili delle assunzioni a volte fanno queste domande che mettono in difficoltà”, ha detto Tina Nicolai, executive coach e fondatrice di Resume Writers ‘Ink. Ma non si tratta solo di rivelare i propri difetti, ha affermato Lynn Taylor, un’esperta nazionale di ambiente di lavoro e autrice del libro Tame Your Terrible Office Tyrant. “Il loro vero scopo è far sì che le tue risposte alla fine facciano capire se sei davvero il candidato ideale per il posto di lavoro – e non solo sulla carta”, ha detto Taylor.

Qui ci sono 21 esempi di domande difficili comuni ai colloqui di lavoro, complete di consigli su come aggirarle:

Puoi parlarmi di te?

Perché lo chiedono? Chiedono di determinare in che modo i candidati si vedono rispetto alla posizione e con quale sicurezza di sé possono comunicare le loro abilità. “Il datore di lavoro vuole sapere se il candidato ‘ha fatto i compiti'”, ha detto Nicolai. “Se questa risposta di apertura è debole, può mandare in tilt il resto del colloquio o interromperlo”.

Cosa la rende un trabocchetto? Può indurti a parlare della tua vita personale, cosa che non dovresti fare! “La maggior parte dei candidati tende a non considerare questa come una domanda trabocchetto, quindi possono rispondere parlando da una prospettiva personale: ‘Ho tre figli, sono sposato, ecc.'”, ha detto Nicolai.

Che risposta stanno cercando? Una risposta mirata che trasmetta il tuo valore all’organizzazione e al reparto. “Il datore di lavoro vuole sapere quali sono i risultati raggiunti, suddivisi in due o tre risposte che definiranno il tono del colloquio”, ha detto Nicolai.

Prova questo, suggerito da Nicolai: “Sono riuscito a trasformare team che avevano prestazioni scadenti grazie alle mie abilità nell’analizzare i problemi e vedere le soluzioni molto rapidamente.”

Questa affermazione dice all’intervistatore che il candidato ha capacità analitiche, capacità di risoluzione dei problemi e capacità di leadership che gli consente di cambiare le prestazioni aziendali.

Come ti descriveresti in una parola?

Perché lo chiedono? Attraverso quell’unica parola, Taylor ha detto che i datori di lavoro saranno in grado di valutare il tuo tipo di personalità, quanto sei sicuro di te nella tua auto-percezione e se il tuo stile di lavoro è adatto per il posto.

Cosa la rende un trabocchetto? Questa domanda può essere una sfida, soprattutto all’inizio del colloquio, perché non sai veramente quale sia il tipo di personalità che il manager sta cercando. “C’è una linea sottile tra il sembrare vanaglorioso e semplicemente sicuro di sé e tra l’essere umile piuttosto che timido“, ha detto Taylor. “E le persone hanno personalità sfaccettate, quindi mettere un’etichetta su se stessi può sembrare quasi impossibile.”

Che risposta stanno cercando? Procedi con cautela. “Se sai di essere affidabile e dedicato, ma ami il fatto che i tuoi amici lodino il tuo umorismo intelligente, segui la strada conservativa”, ha detto Taylor.

Se stai facendo domanda per un lavoro di contabilità, la descrizione di una sola parola non dovrebbe essere “creativo” e se si tratta di una posizione di art director, non vuoi che sia “puntuale”, per esempio.

“La maggior parte dei datori di lavoro oggi cerca gente capace di lavorare in squadra che resti equilibrata anche sotto pressione, ottimista, onesta, affidabile e dedicata“, ha detto Taylor.

Come è questa posizione rispetto alle altre per le quali stai facendo domanda?

Perché lo chiedono? In sostanza, stanno chiedendo: “Stai facendo domanda per altri lavori?” E vogliono vedere come parli di altre società o posizioni che hanno attirato il tuo interesse – e quanto sei onesto.

Cosa lo rende difficile? Se rispondi, “Questo è l’unico lavoro per cui ho fatto domanda”, il tuo intervistatore si preoccuperà. Pochissimi candidati di lavoro fanno domanda per un solo lavoro, quindi possono presumere che tu sia disonesto. Ma se sei troppo espansivo riguardo alle tue altre prospettive, tuttavia, il gestore delle assunzioni potrebbe vederti irraggiungibile e passare avanti. “Nemmeno parlare negativamente di altri lavori o datori di lavoro è positivo”, ha aggiunto Nicolai.

Che risposta stanno cercando? Vai con questa risposta: “Ci sono diverse organizzazioni con le quali sto facendo colloqui, tuttavia non ho ancora deciso la soluzione migliore per la mia prossima mossa di carriera”. “Questo è positivo e protegge i concorrenti”, ha detto Nicolai. “Non c’è motivo di fare nomi di società o vantarsi”.

Puoi nominare tre dei tuoi punti di forza e di debolezza?

Perché lo chiedono? L’intervistatore è alla ricerca di segnali di allerta e potenziali rotture, come l’incapacità di lavorare bene con i colleghi o l’incapacità di rispettare le scadenze.

“Ogni lavoro ha i suoi requisiti unici, quindi le tue risposte dovrebbero mostrare i punti di forza pertinenti, e le tue debolezze dovrebbero avere un risvolto positivo”, ha detto Taylor. “Per lo meno, dovresti indicare che gli attributi negativi sono diminuiti a causa delle azioni positive che hai intrapreso.”

Cosa la rende un trabocchetto? Puoi sabotare te stesso parlando di entrambe. Esporre le tue debolezze può farti del male se non spieghi come stai prendendo provvedimenti per risolverle, ha detto Taylor. “I tuoi punti di forza potrebbero non essere in linea con il set di abilità o lo stile di lavoro richiesto per il lavoro: è meglio prepararsi per questa domanda in anticipo, o si rischia di atterrare in un campo minato”.

Che risposta stanno cercando? Prima di tutto, non dire che la tua debolezza è che “lavori troppo”. Gli intervistatori stanno “valutando la tua capacità di auto-valutare con maturità e sicurezza”, ha detto Taylor.

Inoltre, i responsabili delle assunzioni vogliono sapere che i tuoi punti di forza saranno una risorsa diretta per la nuova posizione e che nessuna delle tue debolezze potrebbe pregiudicare la tua capacità di rendimento.

Perché vuoi lavorare qui?

Perché lo chiedono? Gli intervistatori chiedono questo perché vogliono sapere cosa ti spinge di più, quanta ricerca hai fatto su di loro come organizzazione e quanto vuoi quel lavoro.

Cosa la rende un trabocchetto? “Chiaramente vuoi lavorare per la ditta per diversi motivi”, ha detto Taylor. “Ma anche solo il modo in cui dai priorità a questi rivela molto su ciò che è importante per te.”

Potresti pensare, “Non vengo pagato per quello che valgo” o, “Ho un capo terribile” o, “A parità di condizioni, questo pendolarismo è incredibilmente breve” – nessuno dei quali ti rende accattivante agli occhi del manager delle assunzioni.

Che risposta stanno cercando? I responsabili delle assunzioni vogliono vedere che ti sei preso il tempo per fare ricerche sull’azienda e capire il settore.

Perché vuoi lasciare il tuo attuale lavoro?

Perché lo chiedono? “Il tuo futuro capo è alla ricerca di eventi che si sono ripetuti nel tempo o di qualsiasi cosa negativa, soprattutto se i tuoi lavori precedenti sono molti e di breve durata”, ha detto Taylor. L’intervistatore può provare a determinare se hai avuto problemi nel lavorare con altri che hanno portato alla risoluzione, se ti sei annoiato rapidamente in un posto di lavoro o altri campanelli d’allarme.

Cosa la rende una domanda trabocchetto? Se non si risponde diplomaticamente, la risposta potrebbe sollevare ulteriori domande e dubbi o affondare completamente le possibilità di successo.

Che risposta stanno cercando? Sperano che tu stia cercando una posizione più stimolante che si adatti meglio alle tue abilità o che ci sia qualcosa di specifico nella loro compagnia da cui sei attratto, ha detto Taylor.

Di cosa sei più orgoglioso della tua carriera?

Perché lo chiedono? Gli intervistatori vogliono capire cosa ti appassiona, in cosa senti di eccellere e se sei orgoglioso del tuo lavoro.

“Il modo in cui descrivi il tuo progetto preferito, ad esempio, è importante quasi quanto il progetto stesso”, ha affermato Taylor. “Si presume che se puoi parlare con convinzione e orgoglio del tuo lavoro passato, puoi fare lo stesso durante importanti presentazioni nella nuova società”.

Cosa la rende una domanda difficile? I manager possono presumere che questo tipo di lavoro sia ciò che realmente vuoi fare o su cui vuoi concentrarti in futuro. Può farti sembrare unidimensionale se non lo metti nel contesto di una gamma più ampia di abilità e interessi.

Che risposta stanno cercando? I responsabili delle assunzioni vogliono vedere la tua capacità di articolare bene e incoraggiare l’entusiasmo negli altri, così come la tua energia positiva.

Hai mai considerato di essere un imprenditore?

Perché lo chiedono? L’intervistatore sta testando per vedere se hai ancora il desiderio nascosto di gestire la tua compagnia, abbandonando così la nave, ha detto Taylor. “Nessuna impresa vuole percepire una cosa del genere, poiché comincerebbero a riflettere sul fatto che il loro prezioso tempo e denaro per l’inserimento potrebbe svanire nel nulla”.

Cosa la rende un trabocchetto? Molti hanno considerato di essere imprenditori a un certo punto della loro vita, ma a vari livelli. Questa domanda è complicata perché puoi inconsapevolmente essere indotto a parlare del tuo desiderio di diventare il capo di te stesso con troppo entusiasmo percepito. Un datore di lavoro può temere che speri ancora di lavorare per conto tuo e considerarti a rischio di fuga. D’altra parte, dire “no” a titolo definitivo potrebbe indicare che non sei un autodidatta.

Che risposta stanno cercando? Va bene dire a un potenziale capo che una volta hai considerato l’imprenditorialità o hai lavorato come lavoratore indipendente, ha detto Taylor. Può essere facilmente trasformato in un elemento positivo affermando che l’hai già sperimentato o pensato, e non fa per te. E questo potrebbe essere più convincente del dire “No, non l’ho mai considerato”.

Questa è un’opportunità per discutere del perché lavorare in un ambiente aziendale come parte di un team è più soddisfacente per te. Potresti anche dire che apprezzi di più il lavoro specializzato nel tuo campo piuttosto che dover avere a che fare con gli aspetti operativi, finanziari o amministrativi dell’imprenditoria.

Hai mai rubato una penna dal lavoro?

Perché lo chiedono? James Reed, autore di “Why You?: 101 domande ai colloqui che non temerai mai più”, ha scritto nel suo libro che i responsabili delle assunzioni che chiedono questo non sono preoccupati per le loro scorte – stanno solo cercando di capire meglio il tuo livello di integrità.

Cosa la rende una domanda trabocchetto? Abbiamo tutti preso una penna o due, quindi se dici di non averlo fatto, allora potrebbero pensare che sei un bugiardo. Ma se dici che lo fai sempre e fai finta che non sia un grosso problema, anche quello potrebbe essere problematico.

Reed, che è anche il presidente di Reed, uno dei migliori siti di ricerca di lavoro nel Regno Unito e in Europa, ha scritto nel suo libro che dire qualcosa come: “Ho preso una o due volte una penna dall’ufficio in caso di emergenza, ma l’ho sempre restituita il giorno dopo o qualche giorno dopo” è una risposta terribile. Perché? L’intervistatore sa che la penna è ancora sulla tua scrivania a casa e potrebbe metterti alla prova.

Che risposta stanno cercando? Nel suo libro, Reed ha scritto che bisogna scegliere qualcosa di più realistico, come: “Beh, mentirei nel dire che non ho mai distrattamente fatto scivolare una penna nella tasca della mia giacca, ma di solito finisce sulla mia scrivania il giorno dopo, a meno che non me la scordi a casa. Non ho una stanza piena di graffette e spillatrici, però, se è questo che intende”.

Con che tipo di capo e collega hai avuto il maggior e il minor numero di successi, e perché?

Perché lo chiedono? Gli intervistatori stanno cercando di accertare se generalmente avete conflitti con persone e/o tipi di personalità, ha detto Taylor.

Cosa la rende un trabocchetto? Corri il rischio di apparire una persona difficile ammettendo interazioni infruttuose con gli altri, a meno che tu non tenga fuori le emozioni. Potresti anche inavvertitamente descrivere alcuni degli attributi del tuo potenziale capo. Se tu dicessi qualcosa come “Ho avuto un capo che faceva così tante riunioni che diventava difficile terminare il mio lavoro” e il tuo intervistatore diventasse rosso fuoco, potresti aver toccato un nervo scoperto.

Che risposta stanno cercando? “Vogliono sentire più buone notizie che cattive”, ha detto Taylor. “È sempre meglio iniziare con il positivo e minimizzare le cose negative.”

Non conviene essere evasivi, ma non è neanche il momento di dettagliare tutte le carenze personali. Questa è un’opportunità per parlare in generale di tratti che ammiri negli altri, e per dare un’immagine di te che sia sufficientemente flessibile da poter lavorare con una varietà di tipi di personalità.

Taylor vi consiglia di dire: “Penso di lavorare bene con una vasta varietà di personalità, alcune delle mie relazioni di maggior successo sono state quelle in cui entrambe le persone hanno comunicato molto bene e hanno stabilito aspettative reciproche in anticipo”.

Se potessi lavorare per qualsiasi azienda, dove lavoreresti?

Perché lo chiedono? I responsabili delle assunzioni vogliono accertare quanto siete seri nel voler lavorare per loro in particolare, rispetto alla concorrenza, così come il vostro livello di lealtà, ha detto Taylor.

Cosa la rende una domanda trabocchetto? Potresti essere coinvolto dal flusso casuale della discussione e inavvertitamente farti scappare di bocca alcune aziende di tutto rispetto, ma questo è controproducente e infonde solo qualche dubbio sui tuoi obiettivi.

Cosa stanno cercando? “Il tuo intervistatore vuole sapere che stai facendo il colloquio con l’azienda che corrisponde alla tua prima scelta”, ha detto Taylor.

Prova questa risposta: “In realtà, ho svolto ricerche approfondite su aziende target e (la vostra azienda) mi sembra la soluzione ideale per le mie credenziali. È stimolante per me che (la vostra azienda) stia facendo XYZ nel settore, ad esempio, e mi piacerebbe contribuire per la mia parte”.

Come definisci il successo?

Perché lo chiedono? Gli intervistatori vogliono approfondire le tue priorità: sei motivato da grandi buste paga? Dall’essere messo alla prova? Dall’apprendere nuove competenze?” Oppure, ha aggiunto Taylor “scegli un approccio più personale e individualista al successo?”

Cosa la rende una domanda difficile? Questo è un campo minato, dal momento che “il successo” è altamente soggettivo e persino una risposta perfettamente ragionevole può essere facilmente interpretata male, ha detto Taylor. “C’è una linea sottile tra il sembrare ambiziosi e l’apparire come se si stesse puntando al vertice più alto dell’ufficio – perché si vuole davvero crescere e fare la differenza”.

Che risposta stanno cercando? Quando le domande sono ampie e lasciano un sacco di spazio per “un’inquisizione virtuale”, Taylor consiglia di mantenere le vostre risposte relativamente ineccepibili. “Cerca di definire il successo in un modo che si riferisca al potenziale datore di lavoro, in base a ciò che sai dalla descrizione del posto di lavoro e dalla conversazione”, ha affermato. Una buona risposta? “Applicare la mia esperienza di brand agli obiettivi di marketing strategico che avete stabilito per la società XYZ, basandomi sul vostro successo attuale.”

Quali rimpianti di carriera hai?

Perché lo chiedono? Reed ha scritto che l’intervistatore sta chiedendo in realtà: “C’è qualcosa di sbagliato in te che non riesco a vedere, e se c’è, posso riuscire a fartelo ammettere? Ti porti dietro un bagaglio psicologico di cui non hai bisogno? Quanto facilmente perdoni te stesso e gli altri?”

Cosa la rende un trabocchetto? “Rimpianto è una parola pesante: non far sì che la puntino nella tua direzione”, ha scritto Reed.

Che risposta stanno cercando? Reed ha suggerito di dare all’intervistatore “un po’ di grinta”, ma dice che dovresti cercare di evitare di usare la parola “rimpianti”. Invece, “concentrati su qualcosa di positivo e dì che vorresti averne fatto di più di questo qualcosa, poi smetti di parlare”. Ecco una versione modificata della risposta campione che Reed offre nel suo libro:

“Tutto sommato, non mi posso lamentare su come le cose sono andate. Se potessi cambiare una cosa, mi sarei spostato nel settore delle assicurazione per cellulari prima di quanto ho fatto, sono diventato bravo in questo lavoro, e mi diverto anche … Se mi fossi mosso prima, forse sarei stato seduto qui già da un paio d’anni – ma chi lo sa? Perdermi questa cosa mi ha insegnato ad affrontare i bizzarri rischi della vita, e sono grato per questo. ”

Perché sei stato licenziato?

Perché lo chiedono? “I datori di lavoro vogliono sapere come reagisci sotto pressione e in circostanze meno fortunate come la perdita del lavoro”, dice Nicolai. “Vogliono sentirti positivo e pronto a tornare al lavoro con un atteggiamento giusto, vogliono anche avvertire un certo livello di sicurezza di sé – piuttosto che senso di sconfitta o rabbia”.

Cosa rende questo un trabocchetto? I principianti potrebbero essere ancora sensibili o arrabbiati per via del licenziamento, e questa domanda potrebbe spingerli a mettere in cattiva luce l’ex datore di lavoro, cosa che non conviene mai fare in un colloquio di lavoro. “Evita di puntare il dito, mostrarti disperato o farti passare per vittima”, aggiunge.

Che risposta stanno cercando? “Fornire una risposta equilibrata incentrata su una decisione aziendale da parte della società che ha portato al licenziamento”, dice Nicolai. “Assicurati di non incolpare nessuno e di non esprimere qualsiasi malcontento. Resta in linea con i fatti come li conosci.”

Cosa faresti se vincessi $ 5 milioni domani?

Perché lo chiedono? Vogliono sapere se avresti ancora lavorato se non avessi avuto bisogno dei soldi. La tua risposta a questa domanda dice al datore di lavoro della tua motivazione e etica del lavoro. L’intervistatore potrebbe anche voler sapere in cosa spenderesti i soldi o se li investiresti. Questo dimostra quanto sei responsabile con i soldi e quanto sei maturo come persona.

Cosa la rende una domanda difficile? Le domande inaspettate possono tendere un agguato, facendoti perdere la calma. “Non hanno nulla a che fare con il lavoro che vuoi ottenere, e ci si potrebbe chiedere persino se hanno un senso”, ha detto Taylor. “Che ci sia o meno, resta il fatto che puoi facilmente perdere la calma se non ti fermi e raccogli i tuoi pensieri prima di rispondere a una domanda come questa.”

Che risposta stanno cercando? Vogliono sapere che continueresti a lavorare perché sei appassionato a quello che fai e vogliono sapere che prenderesti decisioni finanziarie intelligenti. Se invece faresti qualcosa di irresponsabile con i tuoi soldi, si preoccuperanno che potresti essere disattento anche con loro.

Ti è mai stato chiesto di compromettere la tua integrità dal tuo supervisore o collega?

Perché lo chiedono? Il tuo potenziale capo sta valutando la tua bussola morale chiedendo come hai gestito una situazione delicata che ha messo alla prova la tua integrità, ha detto Taylor. “Possono anche scavare troppo profondamente per testare il tuo livello di discrezione.” In sostanza vogliono sapere: hai usato la diplomazia? Hai vuotato il sacco pubblicamente? Ne è derivato un contraccolpo? Qual è stato il tuo processo di pensiero?

Cosa rende difficile questa domanda? Gli intervistatori vogliono sapere come gestisci le questioni delicate e sono anche diffidenti nei confronti di coloro che hanno messo in cattiva luce i precedenti datori di lavoro, a prescindere da quanto gravi fossero i loro misfatti. “Saranno preoccupati se condividete troppe informazioni private con l’intervistatore”, ha detto Taylor. “Quindi è difficile perché devi scegliere attentamente le tue parole, usando la massima diplomazia.”

Che risposta stanno cercando? È saggio essere chiari, concisi e professionali nella risposta, senza rivelare alcuna pratica interna dei precedenti datori di lavoro. “Non hai nulla da guadagnare divulgando informazioni private sulle società”.

Qualcosa del genere potrebbe funzionare: “C’è stata una volta in cui un collega mi ha chiesto di essere coinvolto in un progetto che sembrava non eticamente corretto, ma il problema si è risolto da solo. Cerco di essere il più onesto possibile dall’inizio se un progetto crea preoccupazione per me rispetto alla società, dato che ci tengo molto al suo successo. ”

Puoi darci una ragione per cui a qualcuno potrebbe non piacere lavorare con te?

Perché lo chiedono? I potenziali capi vogliono sapere se ci sono problemi lampanti di personalità, e quale modo migliore di rivolgersi direttamente alla fonte? “Pensano che il peggio che possa accadere è che mentirai, e potrebbero sentirsi ancora capaci di rilevare le menzogne”, ha detto Taylor. “Il tono negativo della domanda è destinato a mettere alla prova il coraggio persino dei professionisti di business più esperti”.

Cosa la rende un trabocchetto? Puoi facilmente darti la zappa sui piedi con questa domanda. Se giri la frittata e dici: “Non riesco a pensare a una ragione per cui a qualcuno non piacerebbe lavorare con me”, stai insultando sottilmente l’intervistatore banalizzando la domanda.

Quindi devi inquadrare la domanda in modo da centrare il punto ma senza essere troppo duro con te stesso. “I responsabili delle assunzioni non cercano candidati che si autocommiserano”, ha affermato.

Che risposta stanno cercando? Non ti conviene dire: “Beh, non sono sempre la persona più facile con cui avere a che fare, in particolare quando ho delle scadenze prossime. A volte mi arrabbio troppo facilmente”. Potresti anche fare le valigie e cercare l’uscita più vicina.

Taylor ha suggerito questa risposta: “Generalmente sono stato fortunato ad avere ottimi rapporti in tutti i miei lavori. Le uniche volte che qualcuno non mi ha apprezzato- ed è stato temporaneo – è stato quando avevo bisogno di mettere alla prova il mio staff per ottenere risultati migliori. A volte credo che bisogna prendere decisioni impopolari che sono per il bene più grande dell’azienda “.

Perché sei stato senza lavoro per così tanto tempo?

Perché lo chiedono? “Gli intervistatori sono scettici per natura”, ha detto Taylor. “A volte sei colpevole fino a prova contraria, fino a quando tutti gli scheletri che si crede tu abbia nell’armadio non siano stati rimossi”. Questa è una domanda scoraggiante in particolare perché può sembrare offensiva.

L’implicazione è che potresti non essere abbastanza motivato per ottenere quel lavoro; sei distratto da altre attività; il tuo set di competenze potrebbe non essere aggiornato; c’è un problema con i tuoi precedenti datori di lavoro o con una serie di altre preoccupazioni.

Cosa la rende una domanda trabocchetto? Il modo in cui è formulata è naturalmente progettato per testare la tua capacità di recupero. La chiave è non abboccare all’amo e basta rispondere alla domanda in modo calmo e concreto.

Che risposta stanno cercando? Il manager delle assunzioni vuole essere certo che possiedi spirito di iniziativa anche quando sei disoccupato, poiché questa ambizione e tenacia serviranno anche in un contesto aziendale.

Esempi di risposte: “Ho fatto costantemente colloqui, ma voglio trovare la sistemazione ideale prima di fare il salto e dare il mio tipico 110%” oppure “Sono attivo nella mia ricerca di lavoro e mantengo aggiornate le mie competenze attuali attraverso [corsi , volontariato, social media, gruppi di business networking]. ”

“Se ti sei preso del tempo per occuparti di una questione personale, puoi certamente affermarlo senza fornire molti dettagli”, ha detto Taylor.

Assicurati di essere responsabile. Non incolpare il tasso di disoccupazione, il mercato, il settore o qualsiasi altra cosa. Si tratta di quanto tu sia attivo e entusiasta di dare il tuo contributo al nuovo datore di lavoro.

Parlami di una volta in cui sei stato in disaccordo con una politica aziendale.

Perché lo chiedono? Per determinare la tua capacità decisionale, la facilità di lavorare con gli altri e, soprattutto, se il candidato parlerà apertamente nel caso identifichi un’area che necessita di miglioramenti.

Cosa la rende un trabocchetto? “Dire” non sono mai stato in disaccordo con una politica aziendale “è difficile da credere anche se a parlare è il più disponibile dei dipendenti”, ha detto Nicolai. “Questo invia anche un messaggio per cui puoi semplicemente accettare qualsiasi cosa ti venga detto di fare senza pensare a tutte le possibili conseguenze.”

Le aziende vogliono che i leader e i dipendenti seguano le regole, ma vogliono anche persone che sappiano rivedere politiche potenzialmente obsolete e abbiano il coraggio di respingere e proporre modifiche per mantenere un vantaggio competitivo e un posto di lavoro produttivo.

Che risposta stanno cercando? Parla di un periodo in cui ti sei opposto a una politica per un motivo logico e commerciale.

“Concentrati su come la tua idea di rielaborare la politica è stata vantaggiosa per l’azienda nel suo insieme, parla della ricerca che hai condotto, dei fatti che hai presentato e del risultato dei tuoi tentativi di riscrivere la politica”, ha detto Taylor.

Come hai trovato il tempo per questa intervista? Il tuo capo dove pensa che tu sia in questo momento?

Perché lo chiedono? I responsabili delle assunzioni vogliono sapere se le tue priorità sono nel posto giusto: prima il lavoro attuale, secondo i colloqui.

“Sanno che le abitudini che segui ora dicono molto della tua integrità e di come tratterai il tuo lavoro presso la loro azienda se dovessi intraprendere una ricerca di lavoro futura”, ha detto Taylor. “Vogliono anche sapere come gestisci situazioni imbarazzanti in cui non puoi essere sincero con il tuo capo. Idealmente, il tuo colloquio avviene durante una pausa che è un tempo tutto tuo, ed è importante sottolinearlo”.

Cosa la rende difficile? L’implicazione è che stai infrangendo una regola aziendale. Per la maggior parte delle persone in cerca di lavoro che sono già impiegati altrove, è difficile mentire riguardo a dove si trovano. Quindi restano vaghi e trattano la cosa come qualsiasi altra questione personale che gestiscono nel loro tempo personale.

Che risposta stanno cercando? È saggio spiegare che si mette sempre il lavoro al primo posto e si pianificano i colloqui prima o dopo l’orario di lavoro, all’ora di pranzo, durante i fine settimana, se opportuno, e durante il tempo libero personale.

Prova qualcosa del tipo: “Il mio capo comprende che ho determinati periodi di pausa e di tempo personale – non chiede dettagli. E’ più interessato ai miei risultati”.

Qual è una situazione difficile che hai capovolto?

Perché chiedono questo? Ciò fornisce ai responsabili delle assunzioni molte informazioni in un colpo solo, ha detto Taylor. Vogliono sapere “non solo come gestisci le situazioni stressanti, ma anche come pensi quando affronti i problemi, cosa definisci ‘difficile’ e quali azioni intraprendi quando affronti qualsiasi forma di avversità”.

Cosa lo rende un trabocchetto? È facile interpretarla come un invito a vantarsi del successo di una tua inversione di tendenza. Non fare questo errore. “L’enfasi è posta su come generalmente risolvi i problemi sotto pressione”, ha detto Taylor. “Mostri qualche segno di stress mentre descrivi l’evento? Sei stato creativo, intraprendente e pronto nella sua risoluzione? Hai seguito un percorso logico nel farlo?” Scegli i tuoi esempi con estrema attenzione, poiché daranno ai datori di lavoro un’idea di ciò che consideri “difficile”.

Che risposta stanno cercando? Gli intervistatori vogliono vedere che sei un buon risolutore di problemi, ha detto Taylor. “Premiano coloro che possono pensare lucidamente, rimanere professionali quando sono sotto pressione – e quelli che possono riprendersi rapidamente dalle battute d’arresto”.

Per rispondere alla domanda, assicurati di partecipare all’incontro preparando alcuni esempi di volte in cui hai superato con successo sfide professionali significative. Tratto da Business Insider

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