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L’imminente shock economico del Coronavirus

Andiamo incontro a una recessione globale, ma intensità e durata dipenderanno dalle scelte politiche, economiche e finanziarie che i Governi saranno in grado di adottare.

PHILIPP CARLSSON-SZLEZAK, MARTIN REEVES, PAUL SWARTZ

Mentre il Coronavirus continua la sua marcia intorno al mondo, i Governi hanno adottato misure di salute pubblica collaudate, come l’isolamento sociale, per interrompere fisicamente il contagio. Così facendo si è però anche interrotto il flusso di beni e persone, si sono bloccate le economie ed è in procinto di prendere vita una recessione globale. Il contagio economico si sta ora diffondendo tanto velocemente quanto la malattia stessa.

Uno sviluppo che solo poche settimane fa non sembrava nemmeno plausibile. Quando il virus ha iniziato a diffondersi, i politici, i policy maker e i mercati, condizionati dal modello delle passate epidemie storiche, sono rimasti a guardare mentre si chiudeva la prima (e quindi più efficace e meno costosa) finestra temporale in cui avrebbero potuto avviare il processo di isolamento sociale. Ora, molto più avanti lungo la traiettoria della malattia, i costi economici sono molto più elevati e prevedere il percorso da seguire è diventato quasi impossibile poiché le dimensioni multiple della crisi sono senza precedenti e difficili da decifrare.

In questo territorio inesplorato, parlare di recessione globale aggiunge poca chiarezza al di là dell'attesa di una crescita negativa. Le domande più pressanti sono: quale sarà l’evoluzione dello shock? E quella della ripresa? Le economie saranno in grado di tornare ai livelli di produzione e ai tassi di crescita pre-crisi? Resterà un'eredità strutturale della crisi del Coronavirus?

Prospettive più oscure, minore visibilità

La finestra dell’isolamento sociale – l’unico approccio conosciuto per affrontare efficacemente la malattia – è ridotta. Nella provincia di Hubei è stata mancata, ma il resto della Cina ha fatto in modo da non perderla. Anche in Italia la finestra è stata perduta, e così poi nel resto d'Europa. Negli Stati Uniti, ancora vincolati da test insufficienti, è stata mancata anche la finestra iniziale. Con il proliferare della malattia, le misure di distanziamento sociale dovranno essere attuate in modo più ampio e più a lungo per ottenere lo stesso effetto, soffocando nel processo l'attività economica.

Un’altra ondata di infezioni rimane una possibilità reale, il che significa che anche i Paesi che hanno agito in tempi relativamente brevi sono ancora a rischio ogni volta che rimettono in moto le loro economie. In effetti, abbiamo assistito a una certa recrudescenza del virus a Singapore e Hong Kong. In questo senso, solo la storia ci dirà se le loro risposte precoci e aggressive hanno dato i loro frutti.

Al momento, le prospettive economiche per i Paesi in ritardo sembrano fosche, dato che i politici, i policy maker e i mercati finanziari sono stati presi alla sprovvista. Quello che è successo nelle ultime quattro settimane non rientrava nei calcoli del rischio. Le previsioni non sono di grande aiuto in questo caso. Ad esempio, le stime di consenso iniziali per le richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti erano state di circa 1,6 milioni nell’ultima settimana di marzo, ma la cifra è arrivata a 3,3 milioni – un ammontare storicamente senza precedenti, circa cinque volte superiore al più grande aumento settimanale nel periodo della crisi finanziaria globale. Notoriamente inaffidabili nel migliore dei casi, le previsioni appaiono ora particolarmente dubbie perché ci sono semplicemente troppi aspetti inconoscibili:

- Le proprietà del virus non sono pienamente comprese e potrebbero cambiare.

- Il ruolo dei pazienti asintomatici è ancora scarsamente compreso.

- I tassi reali di infezione e di immunità sono quindi incerti, soprattutto nei casi in cui i test sono limitati.

- Le risposte delle politiche saranno disomogenee, spesso ritardate, e ci saranno dei passi falsi.

- Le reazioni delle aziende e delle famiglie sono incerte.

Forse l'unica certezza è che qualsiasi tentativo di prevedere l’andamento futuro è destinato a fallire. Tuttavia, pensiamo che l'esame di vari scenari aggiunga ancora valore in questo contesto di scarsa visibilità.

Le possibili forme dello shock

Il concetto di recessione è ambiguo e poco chiaro. Dice solo che le aspettative sono passate da una crescita positiva a una negativa per almeno due trimestri consecutivi.

Pensiamo che il principale interrogativo di scenario ruoti intorno alla forma dello shock - quella che chiamiamo “geometria dello shock” - e alla sua eredità strutturale. Cosa guida il percorso dell'impatto economico di uno shock e dove si inserisce Covid-19?

Per capirlo, consideriamo come uno shock analogo - la crisi finanziaria globale - abbia portato a percorsi di recessione con progressioni e recuperi molto diversi in tre Paesi campione:

  • ·       Forma a V.Nel 2008 il Canada ha evitato una crisi bancaria: il credito ha continuato a fluire e quindi la formazione di capitale non è stata perturbata in modo troppo significativo. L’avere evitato un crollo più profondo ha contribuito a mantenere l’occupazione e ha impedito l'atrofia delle competenze. Il PIL è sceso, ma è tornato sostanzialmente sul sentiero precedente alla crisi. Questo è tipico di un classico shock a "V", dove la produzione viene temporaneamente dislocata, ma la crescita alla fine rimbalza tornando sul suo vecchio percorso.
  • ·       Forma a U.Gli Stati Uniti hanno avuto un percorso nettamente diverso. La crescita è scesa precipitosamente e non è mai rimbalzata sul suo percorso pre-crisi. Il tasso di crescita è tornato ad aumentare, ma il divario tra il vecchio e il nuovo percorso è rimasto ampio, e questo ha rappresentato un danno una tantum dal lato dell'offerta e una perdita indefinita di produzione. La causa è stata una profonda crisi bancaria che ha sconvolto l'intermediazione del credito. Con il protrarsi della recessione, la crisi ha danneggiato in misura marcata l'offerta di lavoro e la produttività. Gli Stati Uniti del 2008 rappresentano una classica “forma a U” – una versione molto più costosa della forma a V del Canada.
  • ·       Forma a L.La Grecia è il terzo esempio e di gran lunga la forma peggiore: non solo il Paese non ha mai recuperato il suo precedente percorso produttivo, ma anche il tasso di crescita è declinato. Il divario tra il vecchio e il nuovo percorso si sta tuttora allargando, con perdite di output in continuo incremento. Ciò significa che la crisi ha lasciato danni strutturali duraturi sul lato dell'offerta. Gli input di capitale e di lavoro, e la produttività sono stati fortemente danneggiati. La Grecia può essere vista come un classico esempio di forma a L, di gran lunga la più perniciosa.

Allora, cosa guida la “geometria dello shock” come ora descritta? Il fattore determinante è la capacità dello shock di danneggiare il lato dell'offerta di un'economia e, più specificamente, la formazione di capitale. Quando l'intermediazione creditizia è perturbata e lo stock di capitale non cresce, la ripresa è lenta, i lavoratori escono dalla forza lavoro, le competenze vengono perse e la produttività cala. Lo shock diventa strutturale.

Gli shock V, U, L possono avere intensità diverse. Un percorso a V può essere superficiale o profondo. Una forma a U può avere una profonda caduta e poi tornare verso un nuovo percorso di crescita oppure verso un debole percorso di crescita.

Dove si inserisce lo shock coronavirus finora? L'intensità dello shock sarà determinata dalle caratteristiche sottostanti del virus, dalle risposte della politica, nonché dal comportamento dei Consumatori e delle aziende di fronte alle avversità. Ma la forma dello shock è determinata dalla capacità del virus di danneggiare il lato dell'offerta delle economie, in particolare la formazione di capitale. A questo punto, sia una profonda forma a V che una a U sono plausibili. La battaglia che ci attende è quella di evitare una chiara traiettoria a U.

Comprendere i meccanismi del danno

Tenendo conto delle geometrie di cui sopra, questo porta a due domande sullo shock di Covid-19:

- Qual è il meccanismo che genera danni dal lato dell'offerta?

- Qual è la risposta politica adatta a prevenire tali danni?

Classicamente, le crisi finanziarie paralizzano il lato dell'offerta di un'economia. Esiste una lunga storia di crisi di questo tipo, e i responsabili politici hanno imparato molto su come affrontarle. Ma il coronavirus estende i problemi di liquidità e di capitale all'economia reale, e lo fa su una scala senza precedenti. Come se ciascuno dei due rischi di shock finanziario e di liquidità non bastassero, i due sono anche interconnessi, e questo alza ulteriormente la posta in gioco.

Vediamo più in dettaglio i due possibili percorsi con cui Covid-19 può generare danni strutturali in uno scenario a forma di U:

Rischi del sistema finanziario. Lo shock senza precedenti di Covid-19 ha già generato stress sui mercati dei capitali, innescando una risposta vigorosa da parte delle banche centrali. Se i problemi di liquidità persistono e i problemi dell'economia reale condurranno a svalutazioni, potranno sorgere problemi di capitale. Mentre dal punto di vista politico possiamo pensare alle soluzioni, i salvataggi e la ricapitalizzazione delle banche sono politicamente controversi. Nel caso di una crisi finanziaria, la formazione di capitale subirebbe un duro colpo, causando un crollo prolungato con danni anche al lavoro e alla produttività.

Il congelamento dell’economia reale estesa. È una possibilità davvero senza precedenti. Mesi di isolamento sociale potrebbero compromettere la formazione del capitale e, in ultima analisi, la partecipazione al lavoro e la crescita della produttività. A differenza delle crisi finanziarie, un congelamento prolungato di questa portata che danneggia il lato dell'offerta sarebbe un territorio del tutto nuovo per i responsabili politici.

I rischi finanziari e quelli legati all'economia reale sono interconnessi in due modi: in primo luogo, una crisi prolungata del Covid-19 potrebbe far aumentare il numero di fallimenti nell'economia reale, il che rende ancora più difficile la gestione del sistema finanziario. Nel frattempo, una crisi finanziaria metterebbe alle corde il sistema del credito.

È giusto dire che il profilo di rischio della crisi Covid-19 è particolarmente minaccioso. Se esiste un manuale di politiche che si possono adottare per affrontare le crisi finanziarie, niente del genere esiste per un congelamento dell'economia reale su larga scala. Non esiste una cura immediata per i problemi di liquidità di intere economie reali.

Innovare per uscire dallo shock

È importante comprendere che nessuno degli scenari shock sopra descritti sarà inevitabile, lineare o uniforme in tutte le aree geografiche. I diversi Paesi avranno esperienze notevolmente differenti per due motivi: la resistenza strutturale delle economie ad assorbire tali shock  (chiamatelo destino)  e la capacità dei ricercatori medici e dei responsabili politici di rispondere in modi nuovi a una sfida senza precedenti (chiamatela innovazione). Potranno generare linee di intervento di nuovo tipo, e a una velocità senza precedenti, capace di spezzare l’infernale alternativa tra vite perse e creazione di miseria economica?

Dal punto di vista medico: è chiaro che un vaccino ridurrebbe la necessità di isolamento sociale e quindi allenterebbe la morsa delle politiche da applicare all'economia globale. Ma le tempistiche sono probabilmente lunghe, e quindi l'attenzione potrebbe doversi concentrare su innovazioni incrementali all’interno dei limiti delle soluzioni esistenti.

Esempi di tale innovazione si possono trovare in tutta la gamma di soluzioni mediche: sul piano terapeutico, i trattamenti esistenti possono rivelarsi efficaci nel combattere la malattia. Diverse decine di trattamenti già esistenti sono attualmente in fase di valutazione. All'altro estremo dello spettro, sarà necessaria un’innovazione organizzativa per liberare la capacità di soddisfare la domanda di risorse, ottimizzando la mobilitazione dei professionisti del settore medico, la riprogrammazione degli spazi per il trattamento e le modifiche al triage delle cure mediche per dare priorità alla crisi di Covid-19.

Sul fronte economico: negli Stati Uniti, i politici hanno approvato un pacchetto di stimolo di 2.000 miliardi di dollari per attenuare il colpo della crisi del Coronavirus. Ma occorrerà anche saper innovare le politiche d’intervento. Per esempio, le banche centrali gestiscono “finestre di sconto” che forniscono finanziamenti illimitati a breve termine per garantire che i problemi di liquidità non sconvolgano il sistema bancario. Ciò di cui c’è bisogno ora, oggi, è una “finestra di sconto dell’economia reale” che possa fornire liquidità illimitata anche alle famiglie e alle imprese sane.

Il panorama politico emergente comprende molte idee valide. Tra queste vi sono i “prestiti ponte” che offrono alle famiglie e alle imprese prestiti a tasso zero per tutta la durata della crisi e un generoso periodo di rimborso; una moratoria sui pagamenti dei mutui ipotecari per i mutuatari residenziali e commerciali; o l’utilizzo delle autorità di regolamentazione bancaria per consentire alle banche di fornire finanziamenti e per rivedere le condizioni dei prestiti esistenti. Questo tipo di innovazioni potrebbe avere un impatto significativo nell’attenuare l'impatto del virus sul lato dell'offerta. Ma necessita anche di un'esecuzione agile ed efficiente.

Pensiamo che con innovazioni coraggiose sarà possibile prevenire una vera e propria forma a U, mantenendo il percorso dello shock più vicino a una profonda forma a V di quanto sarebbe altrimenti possibile. Ma la battaglia è in corso, e senza innovazioni le probabilità non sono a favore del meno dannoso scenario a forma di V.

(Estratto da HRBItalia 30.03.2020)

Philipp Carlsson-Szlezak è partner e managing director dell'ufficio di New York di BCG e capo economista di BCG (Carlsson-Szlezak.Philipp@bcg.com).

Martin Reeves è senior partner e managing director nell'ufficio di San Francisco di BCG e presidente del BCG Henderson Institute, il think tank di BCG sulla gestione e la strategia. (reeves.martin@bcg.com).

Paul Swartz è director ed economista senior del BCG Henderson Institute con sede nell’ufficio di New York del BCG.

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